DIRITTO
NATURALE ED ETICA SOCIALE NEL
PENSIERO DI JOHANNES MESSNER (1891 -
1984)
ETICA SOCIALE: DIRITTO NATURALE APPLICATO SECONDO MESSNER
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III I FONDAMENTI DELL'ETICA SOCIALE IN
JOHANNES MESSNER
E L'APPLICAZIONE DELLA SUA DOTTRINA
DI DIRITTO NATURALE
III.1 Diritto naturale applicato: Riforma sociale ed etica sociale
Come abbiamo visto bene, per Messner non può esistere un'etica giusnaturalista senza essere per la sua intera essenza etica sociale, e viceversa non può essere un'etica sociale senza essere per la sua intera essenza etica del diritto naturale.1 Il fondamento sostanziale dell'etica sociale in Messner pertanto abbiamo già visto nel capitolo precedente, adesso vogliamo vedere più dettagliatamente le conseguenze sociali e alcuni esempi scelti per l'applicazione del diritto naturale, cominciando con la questione sempre attuale, la questione sociale.
III.1.1 La questione sociale
Se le funzioni essenziali del corpo sociale non vengono adempiti sufficientemente, fenomeni di malattia sono inevitabili. Messner definisce la dottrina della questione sociale come patologia sociale: una dottrina sui fenomeni di malattia nel corpo sociale, sui loro sintoni, sulle cause e sulla loro cura possibile.2 L'espressione "questione sociale" è stata usata la prima volta nella metà del diciannovesimo secolo. La questione sociale nasce dal fallimento dell'ordine sociale nella realizzazione del fine esistenziale della società, cioè del bene comune, con la conseguenza che gruppi sociali notevolmente non possono ricevere la loro parte proporzionale dei frutti della cooperazione sociale. Come già sappiamo bene, anche la piena conoscenza della natura della questione sociale richiede un concetto sufficientemente chiaro sul fine e sui fini essenziali dell'ordine sociale. D'altra parte esattamente le malattie della vita sociale erano sempre il più forte motivo per la ricerca dei fondamenti essenziali dell'ordine sociale.
La realtà illuminata dalla dottrina cristiana conduce alla conclusione che nessun ordine sociale possa arrivare al suo fine più che soltanto approssimativamente. Significa chiaramente anche che nessun ordine sociale è senza la sua questione sociale, perché il peccato originale con le sue conseguenze per la natura dell'uomo rappresenta la causa principale della questione sociale. Questa non è una visione pessimista, perché l'uomo con la sua natura caduta non è diventato pienamente incapace riguardo all'adempimento essenziale della sua natura. Il rispetto del fatto del peccato originale conduce piuttosto ad un realismo sociale, che calcola pienamente possibili sviluppi sociali sbagliati e che illustra la riforma sociale come obbligo morale di ogni società. L'etica cristiana però respinge un ottimismo sociale che si base su concezioni erronee della natura umana (pensando al collettivismo e al individualismo radicale). L'avvicinamento ad una soluzione reale della questione sociale di una società dipende perciò da ciò in quanto essa resta aperta per gli influssi degli effetti innovatrici della redenzione.
Nei paesi industriali la cosiddetta vecchia questione sociale sembra risolta con il superamento della proletarizzazione dei lavoratori. La via al riguardo consisteva nella previdenza sociale e nello sviluppo di benessere. La sicurezza sociale garantisce un reddito per l'operaio nel caso di un incidente nell'impresa, nel caso di malattie, nella vecchiaia e nel caso di disoccupazione. Addizionalmente si è visto anche la partecipazione dei lavoratori nella creazione e distribuzione del benessere cresciuto dopo la seconda guerra mondiale (politica sociale, politica fiscale e politica sindacale), diventando però con il resto della società anche vittima di una certa ideologia di benessere secondo cui la crescita economica e dei redditi siano il senso di vita dell'uomo. In 1979 Messner vide la questione sociale nella disoccupazione, specialmente in quella giovanile, nelle grandi differenze di redditi, nelle difficoltà degli uomini vecchi (solitudine), nel potere economico di imprese nazionali e sopranazionali (multinazionali) e nel proletariato dei paesi di sviluppo.3
III.1.2 La riforma sociale
La riforma sociale4 consiste nel rinnovamento dello spirito e delle istituzioni dell'ordine sociale con l'obiettivo di condurre ad una piena realizzazione del bene comune, essenzialmente e normalmente sulla via di un processo evolutivo. Mira alla diminuzione ed eliminazione dei mali sociali attraverso la rimozione delle cause, le quali si mostrano soprattutto influenzate in una doppia direzione: effetti negativi da parte di ideologie e da parte di istituzioni. Ecco perché la riforma sociale ha due lati ugualmente importanti: la riforma del modo di pensare (Gesinnungsreform) e la riforma delle condizioni (Zuständereform).
Il primo lato della riforma sociale significa il rinnovamento della moralità sociale in armonia con i fini esistenziali dell'uomo e della società, detto in altre parole, in concordanza con la legge naturale. Concerne la validità sociale dei valori essenziali nonché il risveglio di forze morali. Entrambi sono collegati con il compito indispensabile dell'educazione. Un vecchio fatto d'esperienza mostra che le migliori istituzioni non possono che fallire se una società manca dello spirito corrispondente.
La riforma spirituale deve collegarsi con la riforma delle istituzioni. Né un gran numero di imprenditori di spirito sociale né il successo storico dello stato gesuita in Paraguay sono sufficienti per provare che basti solamente una riforma del modo di pensare. L'avidità di lucro e la bramosia di potere sono troppo determinanti nella realtà della natura umana per far veramente superflui istituzioni sociali che garantiscono la realizzazione delle pretese fondamentali della giustizia sociale.
L'obiettivo della riforma sociale deve essere ancora più circoscritto. Non ogni misura che contribuisce alla diminuzione di mali sociali oppure al miglioramento di rapporti sociali vale automaticamente a pari dimensione come riforma sociale. Costosi sovvenzioni statali per industrie minacciate, aggiunte di famiglia oppure la legislazione sociale per l'assicurazione economica dell'esistenza di grandi parti della società potrebbero essere necessari a qualche tempo, ma non significano riforma sociale nel senso di un superamento reale di mali: "Come nell'ambito del medico anche sull'area sociale l'obiettivo è la sanità forte del corpo sociale, cosicché esso stesso possa adempiere tutte le sue funzioni."5 Basterebbe già guardare i costi di misure temporali per una mitigazione per voler mirare immediatamente ad una riforma reale. Aiuti economici e sociali dovrebbero rispettare le frontiere del principio di sussidiarietà, che i membri stessi della società siano abilitati di adempiere i compiti essenziali di vita in responsabilità propria, come è previsto nella natura dei fini esistenziali. L'obiettivo primo è dunque la direzione del sistema come tale verso la realizzazione più perfetta possibile del bene comune. Sarebbe un medico cattivo che vuol sanare tutto con le forbici chirurgiche. Primo compito della riforma sociale è di distinguere precisamente, che cosa funziona insufficientemente, e di conservare e rafforzare tutto, che soddisfa la sua funzione. È un errore grave di pensare per esempio che ogni taglio di libertà nell'ambito di vita economica rappresenterebbe una misura sociale. L'interesse privato e l'impresa privata su base della proprietà privata offrono piuttosto grandi forze impulsive per il progresso economico e sociale in quanto vengono fatti efficaci ugualmente per il bene sociale e per il bene individuale. Il bene comune consiste in un processo continuo di assimilazione di nuove forze e dell'adattamento a nuovi bisogni. Vale qui certamente il principio sociale di sussidiarietà: libertà il più possibile, regolazione in quanto necessaria. La realizzazione del bene comune dipende anche dalla dimensione di autodeterminazione dei membri della società nella organizzazione di bisogni e nella prestazione di forze.
Conseguenza finale di tutto il suddetto per una riforma sociale vera: essa non può elaborare fino in fondo un ideale sopratemporale di un ordine sociale. Vale specialmente per l'etica cristiana. Il diritto naturale non offre più che un compendio (Grundriß) dell'ordine sociale, statale, economica e internazionale. Ecco perché non c'è nessuno slogan ossia nessuna formula unica dell'etica cristiana che potrebbe segnare seriamente e semplicemente l'ideale sociale del cristianesimo. Per Messner il grande alleato dell'etica sociale e della riforma sociale cristiana è la realtà stessa. Neanche in 1936 con la sua famosa opera sistematica sull'ordine corporativo ha lasciato questa direzione: dai princípi sociali e giuridici non si può costruire al tavolo semplicemente una propria e invariabile "terza via" cristiana tra un liberalismo individualistico e un collettivismo. Anzi, dopo un'analisi dettagliata dobbiamo dire, che la sua opera per una riforma sociale sulla via dell'ordine corporativo democratico prima della seconda guerra mondiale era probabilmente la proposta più realistica e più democratica di tutte le proposte differenti concernenti un cosiddetto corporativismo.6
III.1.3 Chi ha la competenza per la riforma sociale
La riforma sociale al primo posto spetta alla forza innovatrice del corpo sociale stesso. Nessun medico può dare sanità e forza ad un corpo malatto a meno che che le forze proprie dell'organismo possono assumere poi il processo della guarigione. Anche lo stato non può fare più per il corpo sociale malatto: le forze proprie del corpo sociale devono esser fatte efficaci in primo luogo. Queste forze proprie sono la responsabilità propria e l'interesse proprio dei membri della società. Sempre vediamo forze più conservatrici e forze più progressive stando in opposizione e collegati con interessi specifici.
Secondo Messner il migliore caso per la società normalmente è un equilibrio di queste forze per avere l'occasione di un contrasto creativo e fruttuoso risultando in un compromesso. Movimenti sociali collegati con un "progressismo" unilaterale portano con se anche sempre vere e preziose forze innovatrici sebbene nell'effetto reale possono condurre ad un più grande disordine a causa dell'astenersi dai princípi naturali di ordine sociale. D'altra parte un "conservatismo" unilaterale non porta meno pericoli perché non solo tende a eternare sviluppi sbagliati della società ma ancora più può provocare movimenti rivoluzionari. Però forze veramente "conservatrici" che si concentrano sul mantenimento dell'ordine esistente in quanto adempie le sue funzioni essenziali e cercano di sviluppare un ordine meglio partendo dall'esistente possono essere molto più "progressive" che forze "radicali" perché i loro obiettivi di riforma possono risultare più costruttivi e più nell'interesse di un'eliminazione permanente di mali sociali.
Messner vede un esempio esemplare e singolare per le forze innovatrici del corpo sociale nelle organizzazioni molteplici dentro la società capitalista per il coordinamento degli interessi di gruppi, specialmente negli organi per la conclusione del contratto di lavoro al fine dell'accordo tra interessi di imprenditori e lavoratori. E infatti lui sperava esattamente nelle stesse forze innovatrici della società, elaborando la sua idea del corporativismo democratico a base di quel realismo sociale che abbiamo appena visto. Il libro famoso della BO 1936 non mirava dunque primariamente a fondare uno stato corporativo autoritario ma a mostrare alla società e a tutti i gruppi della vita sociale come rafforzare le loro forze proprie nel senso della QA per una riforma sociale permanente dentro un ordine basandosi su princípi sociali ordinativi e sempre validi.
Lo stato è competente di collaborare nella riforma sociale perché la fondazione e il sostegno del bene comune sono i suoi compiti essenziali. Valgono contemporaneamente il principio del bene comune e il principio di sussidiarietà. La funzione dello stato essenzialmente è limitato al servizio delle forze innovatrici del corpo sociale. La pretesa dei princípi nominati è altrettanto lontana dalla richiesta individualista della non-intervenzione dello stato quanto dalla pretesa collettivista di avere il monopolio unico per la formazione del sistema sociale. Lo stato è responsabile di iniziare una riforma sociale in quanto le forze sociali falliscono, specialmente nel caso di sviluppi critici in cui forze opponenti si sono impigliati in combattimenti distruttivi. Vediamo poi nel capitolo sul "governo autoritario" le condizioni di interventi eccezionali da parte dello stato in casi d'emergenza.7 Per l'etica giusnaturalista è da distinguere la riforma sociale dalla politica sociale dello stato. La differenza essenziale sta nella competenza: la competenza della politica sociale spetta allo stato. Certamente sarebbe la migliore politica sociale possibile di farsi superflua in quanto prepara la via di una vera riforma sociale cosicché il corpo sociale stesso diventi sano e capace di adempiere universalmente tutte le sue funzioni. Una politica sociale eccessiva insieme con una trascuratezza della riforma sociale però potrebbe essere la via diretta verso il collettivismo statale.
Secondo Messner la partecipazione della Chiesa per il raggiungimento dei obiettivi essenziali della riforma sociale è indispensabile, perché l'ordine sociale è parte dell'ordine morale in quanto sono in questione i fini esistenziali dell'uomo. In forza della sua missione la Chiesa è chiamata di essere custode della legge morale e così custode della coscienza della società. Possiede il diritto e l'obbligo di elevare la voce in modo monitorio se la società si allontana dall'ordine naturale e se la società fallisce nelle sue funzioni fondamentali le quali sarebbero tenuti ai fini esistenziali dell'uomo. La competenza della Chiesa dunque non è ristretto al mero annuncio della legge morale ma comprende anche la valutazione dei princípi determinanti per il pensiero economico e per la politica economica, in quanto toccato la legge morale. È anche compito della Chiesa di valutare moralmente le istituzioni di un sistema sociale; si pensa per esempio agli istituti di educazione degli stati totalitari. La competenza della Chiesa si estende dunque su ambedue lati della riforma sociale, sempre però in quanto la legge morale c'entra. Non è la missione della Chiesa di occuparsi di cose meramente tecniche e organizzative nella vita politica ed economica.
Siccome il fallimento del giudizio morale degli uomini e della società è soltanto una delle conseguenze del peccato originale, in cui troviamo sempre l'ultima causa per la questione sociale, la Chiesa è anche fonte del rinnovamento morale in forza delle grazie le affidate della redenzione e in quanto l'altra conseguenza del peccato originale consiste nella confusione degli istinti e passioni umani, nel egoismo, nell'avidità, nella superbia, nella volontà al potere, tutto collegato con effetti disgreganti per l'ordine sociale. Senza un nuovo risveglio delle forze morali e religiose la speranza della costruzione di un ordine sociale degno della persona umana sarà sventata, perché sin dall'invenzione della bomba atomica è chiaro che "l'umanità si trova nel pericolo permanente di sorpassare il suo progresso morale con il suo progresso scientifico"8.
III.1.4 Divisione del "Naturrecht"
Siccome l'opera Naturrecht è la più importante di Messner, uscendo in diverse edizioni migliorate oppure ampliate e in diverse lingue, iniziando nel 1949 con l'edizione inglese Social Ethics e finiendo nel 1966 con la sesta edizione di lingua tedesca (1372 pagine dotate dello stile preciso di Messner e non menzionando le edizioni recenti in piena fedeltà all'ultima edizione del 1966), la suddivisione di questa vera somma del diritto naturale ossia dell'etica sociale è importante per capire ancora meglio la posizione scientifica di Messner.9
La critica sociale e la riforma sociale appartengono alla sfera di competenza più originaria dell'etica sociale. L'etica è chiaramente una parte "pratica" e "non-speculativa" della filosofia. Fino a qua abbiamo visto il diritto naturale secondo Messner principalmente in generale. Compito primario dell'etica sociale però è infatti l'applicazione dei princípi del diritto naturale sulle apparizioni molteplici della vita sociale reale. Compito dell'etica sociale è perciò essere diritto naturale applicato nel senso del capitolo precedente sul modo d'effettuarsi del diritto naturale. Critica sociale e riforma sociale hanno bisogno dei risultati scientifici delle diverse scienze sociali per conoscere molto bene le situazioni in questione. Critica sociale significa esaminare le istituzioni sociali esistenti sotto l'aspetto quanto sono compatibili con i fini esistenziali dell'uomo e adattati per la loro realizzazione, mentre riforma sociale significa qui l'elaborare dell'ordo naturale dei ambiti sociali di vita, in quanto è da riconoscere dai princípi di diritto naturale nella loro applicazione sulle condizioni esistenti.
Sulla sua via Messner ha trovato: la società quale intera consiste in comunità più piccole, che sono unite nello stato. Lo scopo di quest'ultimo è di far sì la vita insieme e la cooperazione di queste comunità nonché degli individui in quanto è necessario per l'adempimento dei compiti vitali essenziali (= fini esistenziali) di tutti. Questo compito dello stato è soltanto sussidiario, spetta alle comunità più piccole una ampia area di responsabilità propria e di diritti propri, cioè nell'intero perimetro in cui sono capaci di realizzare i loro fini propri esistenziali in forza propria e indipendente dall'aiuto dello stato. Ecco questa parte della vita sociale e della cooperazione sociale viene giustamente chiamata "società" nel senso più stretto a differenza dello "stato".10 La differenza caratteristica risiede dunque nella differenza dei fini: lo scopo dello stato è il bene generale fondato sull'adempimento delle funzioni sociali fondamentali, lo scopo della società è il suo bene singolare fondandosi sulle comunità più grandi e più piccole e su tutti gli individui. Ecco perché l'etica della società e l'etica dello stato sono parti distinte nel Naturrecht.
Un'ulteriore suddivisione risulta dal pensiero seguente: le forme sociali che formano la società sono o di carattere interno (dello stato) o di carattere soprastatale. Sotto le forme sociali dentro lo stato la cooperazione politico-economica si rappresenta come unità, che comprende si l'intero popolo dello stato, però è "società", perché si fonda sull'attività libera dei individui e delle loro associazioni libere, anche se c'è bisogno dell'aiuto sussidiario dello stato. A causa della sua posizione ampia e del suo significato di vasta portata deve risultare il suo trattamento in una parte distinta, nella etica dell'economia.
Vediamo così quattro parti dell'opera Il diritto naturale di Messner:
Libro I: Il diritto naturale nei suoi fondamenti.
Libro II: Il diritto naturale della "società", contiene l'etica della società (Gesellschaftsethik).
Libro III: Il diritto naturale dello stato, contiene l'etica dello stato ossia l'etica politica (Staatsethik oder politische Ethik).
Libro IV: Il diritto naturale dell'economia, contiene l'etica economica (Wirtschaftsethik).
III.2 Matrimonio e famiglia
III.2.1 Il matrimonio
Il matrimonio è la legale comunità duratura di vita e sesso tra uomo e donna.11 La forza motrice più importante per la congiunzione di uomini nel matrimonio è l'amore fondato nella differenza di sesso. Siccome però uomo e donna possiedono la natura di persone spirituali, il loro amore è amore spirituale e corporale in compenetrazione reciproca. Essa è creativa in doppio senso, attraverso il trascendere degli viventi sopra se stessi nel bambino e attraverso il trascendere nel loro sviluppo di personalità su ciò che ognuno potrebbe realizzare solo per se. Perché l'amore in quanto vivo fa chiaroveggente per il più profondo e sottile nella personalità dell'altro e vuole che diventa pienamente realtà. E l'amore nell'altro risponde a questa chiamata attraverso lo sviluppo interminabile e la crescita della personalità, alla quale l'amore dell'altro trova sempre una nuova soddisfazione e si accende sempre di nuovo. Conservare e sempre nutrire questo fuoco santo dell'amore coniugale con nuove forze è l'obbligo morale di quelli congiunti in essa. E anche prima di stringere il vincolo matrimoniale, è il loro obbligo di esaminare se veramente questo santo fuoco gli spinge che solamente può fondere insieme la loro essenza interna in una unità, oppure se c'è solamente l'incendio di passione che non può mai unire realmente perché rappresenta egoismo.
Nel matrimonio dunque sono in questione fini esistenziali dell'uomo che sono presignati nelle sue inclinazioni più forti e che toccano il più intimo della sua persona. Ed è evidente che il matrimonio come comunità di vita di uomo e donna richiede la sua unità e indissolubilità, cioè una congiunzione permanente dell'uomo solamente con una donna. Ogni altra forma di congiunzione sessuale sta in contrasto all'essenza di amore vera tra persone le cui fini esistenziali nell'ambito sessuale possono essere soltanto parte della totalità dei fini esistenziali. Altrimenti l'istinto sessuale dovrebbe trasformarsi in egoismo a causa del suo impeto, mentre è destinato infatti a diventare forza dell'amore. Naturalmente l'amore tra persone non deve essere scambiato con la sua mera parte sentimentale. Il sentimento va via, l'amore per sua essenza vuole permanere. La poligamia nelle sue forme vecchie e nuove e la solubilità del matrimonio sono inconciliabili con l'amore che comprende e penetra l'esistenza intera degli innamorati. Esse impediscono la realizzazione di esistenza nell'amore coniugale. Quest'amore pretende l'intera e esclusiva persona dell'altro e l'unificazione con lui senza ogni limite. Per Messner vale come prova singolare per questa convinzione unanime dell'umanità tutto ciò che i poeti hanno cantato sull'amore nuziale (bräutliche Liebe).
Fino a qua Messner ha sviluppato la sua argomentazione di prova per l'unità e l'indissolubilità del matrimonio dal suo fine individuale, il fine personale degli innamorati, che normalmente sta in primo piano concludendo il matrimonio. Ancora più chiaramente l'unità e l'indissolubilità risultano dal fine sociale della congiunzione matrimoniale, cioè dall'allevamento di figli. A causa di questo fine naturale il contratto contiene condizioni le quali non sono lasciati alla volontà dei contraenti, ma determinato dalla legge naturale. Chi conclude il contratto matrimoniale e tenuto ipso facto anche alle condizioni fondate sul fine sociale del matrimonio, e queste condizioni sono l'unità e l'indissolubilità. Secondo Messner soprattutto quest'ultima è in discussione oggi, però essa è pretesa infatti dal bene del bambino. Il bambino è altrettanto partecipe alla dignità della natura umana come i genitori, e perciò sin dal primo giorno di vita possiede il diritto ai presupposti assegnati dall'ordine di natura per uno sviluppo universale. Siccome essi formano il fine sociale del matrimonio e il bene comune precede il bene individuale, il matrimonio per natura è indissolubile. Vale anche nel caso in cui uno o ambedue genitori non possono trovarci la felicità personale. E per il fine sociale del matrimonio la natura richiede l'indissolubilità anche nel caso in cui il matrimonio resti senza figli oppure nel caso in cui i genitori devono vivere separati perché altrimenti sarebbero minacciati anima e corpo degli stessi e anche il bene degli figli. Perché questo fine sociale trascende il matrimonio singolo e concerne la società in generale. Altrimenti, non fosse indissolubile il vincolo matrimoniale, tanti contraendo un matrimonio dall'inizio non farebbero gli sforzi necessari per raggiungere il fine individuale e sociale.
Siccome il matrimonio è un contratto con effetti giuridici per i coniugi, per la discedenza e per la società, spetta anche all'ambito della competenza statale in quanto sono in questione gli interessi della società. Si tratta della registrazione del contratto matrimoniale, della protezione del vincolo matrimoniale attraverso la punizione dell'adulterio, e vengono circoscritti diritti e obblighi degli coniugi, sempre in quanto portano con se effetti sociali, specialmente concernenti le cure per i bambini e la posizione economica dei membri della famiglia per esempio come eredi.12 Lo stato però si rende colpevole davanti al diritto naturale e divino se assume la giurisdizione esclusiva sui matrimoni di cristiani. Si pensi qui anche alla problematica del matrimonio civile obbligatorio. D'altra parte lo stato moderno non sembra più capace di evitare pienamente la possibilità del divorzio se le coscienze sono state contraffate attraverso influssi rovesciati. Però più facilita il divorzio, più indebolizza il suo proprio fondamento di vita, cioè la famiglia.
III.2.2 La famiglia come comunità di vita
La famiglia è la comunità dei genitori con i loro figli. Il fine della famiglia è un triplice: il sostentamento dei suoi membri con beni necessari per il corpo e lo spirito riguardo alla vita quotidiana ordinata; l'allevamento dei bambini; essere cellula della società. La natura non lascia nessun dubbio che il "potere ordinativo", l'autorità essenziale per ogni comunità, nella famiglia risiede in tutte e due genitori insieme. Nel miglior caso questa autorità familiare viene esecuta dai genitori consensualmente. Nel caso di decisioni necessarie e senza consenso possibile, secondo Messner il padre ha normalmente l'autorità. La causa risiede nel fatto che in ogni comunità è indispensabile un'autorità suprema e che il padre è designato all'esecuzione di quest'autorità dalla natura a causa della responsabilità per il sostentamento della famiglia.13
Seguendo Aristotele e S. Tommaso è chiarissimo che la famiglia è la comunità istituta dalla natura per la cura dei bisogni della vita quotidiana.14 Ancora oggi la tavola comune unisce il più frequente i membri della famiglia nonostante il lavoro e la scuola. E non sono minori i compiti della famiglia concernenti i bisogni che risultano dall'impulso verso la gaiezza, il giocare, lo scherzo, il divertimento e il riposo. E la famiglia internamente sana non avrà problemi di soddisfare questi bisogni perché la natura stessa dona ai genitori in un certo senso il più bello, più nobile "giocattolo" mai stanco, il bambino. E si può dire questo anche viceversa e in riferimento ai fratelli. Si tratta di una vecchia sapienza pedagogica che il giocare offre tante possibilità di educazione. Inoltre la famiglia deve anche soddisfare la sete dell'uomo di altre cose che trascendono le fatiche della vita quotidiana: dello scambio spirituale, del bello, della formazione, della socievolezza, dell'ospitalità. Raccontare storie è un fattore importante al riguardo. Specialmente musica a casa e gli strumenti musicali sono stati sempre un area grata di attività e gioia comune. Secondo Messner quest'immagine ideale della famiglia non diventa falso soltanto perché la vita familiare d'oggi se n'è allontanato nella maggior parte. Piuttosto si vede quanta cultura di famiglia è stata persa, anche a causa del mondo industriale che però con le sue nuove possibilità avrebbe potuto anche servire per il rafforzamento della comunità familiare con un uso ingegnoso delle nuove tecniche. Tutte le direzioni della pedagogica convengono che con ammonizioni e divieti dei genitori solo non è fatto niente, anzi qualche volta si raggiunge probabilmente l'opposto. D'altra parte c'è la responsabilità straordinaria dei genitori al riguardo di formare un mondo di valori, il senso e la coscienza per i valori, in cui i bambini possono trovare protezione e sicurezza davanti agli stimoli di un mondo in cui loro devono semplicemente vivere una volta.
III.2.3 La famiglia come comunità economica
La cura della comunità familiare per i bisogni di una vita ordinata è principalmente un compito economico. La risposta al rispettivo reddito familiare preteso dai princípi del diritto naturale è dipendente dalle situazioni storici e sociali. A queste situazioni appartengono la produttività dell'economia politica, l'organizzazione dei bisogni dipendente dallo sviluppo culturale, lo status delle forze morali e la volontà alla vita di un popolo. Perciò il reddito familiare giusto è una misura relativa e i rispettivi princípi determinanti sono del diritto naturale relativo. È falso di guardare questa questione soltanto come una del reddito e non altrettanto come questione del necessario. Lo sviluppo della produttività tecnica e economica non potrà mai rimuovere la limitazione di redditi, e perciò l'economia familiare dovrà sempre rimanere anche governo della casa (Haushaltsführung), cioè economia nel senso proprio della parola. Significa di usare mezzi limitati per la soddisfazione migliore possibile di tutti i bisogni secondo la loro urgenza legata all'ordine di fini. Le mancanze di una capovolta economia delle spese causate dalla donna (per esempio nessuna preparazione e nessun interesse per l'economia domestica) o dall'uomo (per esempio il vizi di bere, di fumare e del gioco) in riferimento alla soddisfazioni di bisogni vitali vengono chiamate povertà secondaria.
La situazione economica della famiglia è dunque a metà una questione del governo della casa e altrettanto sicuramente a metà una questione del reddito familiare, con cui entriamo in una questione fondamentale dell'ordine economico. Perché il punto di partenza per la discussione del reddito familiare risiede nel principio del diritto naturale che l'uomo non benestante appena capace di lavorare è autorizzato ad un reddito attraverso la partecipazione alla cooperazione socio-economica con cui può fondare e sostenere una famiglia. Su questo la natura dell'uomo e la destinazione dei beni del mondo dicono così chiaramente che una vera differenza di opinione quasi non è pensabile per Messner.
Quattro aspetti si deve rispettare al riguardo:
1. Siccome la famiglia è una comunità di vita ed economia, tutti capaci devono essere pronti alla collaborazione nella casa.
2. Il reddito familiare può essere soltanto determinato per la famiglia normale, significa per Messner una famiglia con tre o quattro bambini. Per le famiglie più grandi si dovrebbe provvedere in modo speciale.
3. Sarebbe erroneo di pensare che un reddito familiare possa garantire alla famiglia semplicemente il tenore di vita di una coppia senza figli.
4. Da assicurare è il minimo esistenziale economico e culturale. Grazie all'inclusione dei bisogni culturali da parte di Messner il concetto del minimo necessario è relativo in doppio senso: al primo posto perché i bisogni culturali trascendenti i meri bisogni di vita non riguardano solamente bisogni spirituali ma anche quelli della vita esterna; e poi perché i bisogni culturali non sono soltanto relativi in riferimento al mero occorrente per vivere, ma anche all'intero tenore di vita dell'ambiente sociale. Tutte e due punti di vista ragionano per il principio che tutta la politica familiare ha fondamentalmente lo scopo di creare i presupposti che i valori familiari essenziali possano diventare la più ricca realtà di vita, in quanto appartengono ai valori di personalità e di comunità.15
III.2.4 La famiglia come comunità di educazione
Se si parla dell'educazione familiare si pensa subito all'educazione dei bambini da parte dei genitori. Infatti questa educazione comprende più, e ogni membro di famiglia ne ha un ruolo attivo e passivo. L'educazione deve effettuarsi in modo triplice: l'educazione dei genitori attraverso la vita familiare, quella dei bambini attraverso i genitori e quella reciproca dei bambini.16
Il concetto di educazione in riferimento al diritto all'educazione da parte dei genitori secondo Messner suona così: "Lo sviluppo delle inclinazioni corporali e spirituali dei bambini, cosicché sono capaci all'adempimento dei loro compiti di vita essenziali sia individuali sia sociali (fini esistenziali) in forza della loro propria responsabilità."17 La realtà stessa, cioè la natura umana, mostra quattro indicazioni, che assegnano evidentemente il compito di educazione ai genitori:
1. L'inclinazione dell'uomo verso il matrimonio e il futuro nel bambino è stato già sottolineato da Aristotele18, collegato con l'accenno che l'uomo cerca di lasciare un'immagine di se stesso nella sua discedenza. Solamente i genitori e non uomini estranei possono sviluppare questa immagine e, dunque, l'educazione è il privilegio dei genitori. Nessun'altra causa può fare comprensibile meglio e con intransigenza che l'educazione religioso-morale appartiene ai genitori. Si ricorda al riguardo anche S. Tommaso e il suo no definitivo alla domanda se un bambino di genitori ebrei possa lecitamente essere battezzato contro la volontà dei genitori, perché contrario al diritto naturale.19
2. La natura dice ancora chiaramente per il diritto all'educazione dei genitori a causa della dipendenza naturale dei bambini dai genitori e dunque a causa della responsabilità gli assegnata. Il bambino ha bisogno di molto più tempo che l'animale fino al pieno sviluppo delle sue inclinazioni fisiche e psichiche e fino al raggiungimento pieno della sua capacità alla realizzazione autonoma dei suoi compiti di vita. In tutto questo tempo l'esistenza del bambino forma quasi parte dell'esistenza dei genitori, guardando anche la coscienza giuridica chiara di tutta l'umanità in tutti i sistemi di diritto.
3. La natura testimonia chiaramente per il diritto all'educazione anche attraverso la forza dell'amore naturale dei genitori per i loro figli. L'amore è la forza indispensabile e insuperabile nell'educazione. Perciò il bambino ha un diritto a quest'amore sebbene in generale non si può parlare di un diritto all'amore senza cautela, ma in questo caso si tratta veramente di un diritto, anche causa decisiva per l'indissolubilità del matrimonio e per l'obbligazione dei genitori a tutti i sforzi per superare frizioni di felicità matrimoniale e così per conservare al bambino la coscienza della sicurezza in una comunità familiare consolidata. Per Messner tutto ciò che si pone contro questo diritto originario del bambino, si oppone a una legge primaria di vita della società, sia attraverso il comportamento dei genitori (lite, separazione, scioglimento del matrimonio) sia attraverso attività fuori di casa da parte della madre. Altrimenti, senza quest'esperienza di amore l'uomo arriverà solo faticosamente a una personalità pienamente aperta per gli altri uomini, e la società vedrà sempre di più il soffocamento dei valori umani attraverso il mero interesse proprio.
4. La natura stessa fornisce i genitori dell'autorità necessaria per l'educazione. Tanto tempo prima di comprendersi quale essere individuale e di comprendere l'obbligo dell'ubbidienza come obbligo della coscienza, il bambino adolescente si sa solamente come parte della comunità familiare e così stando pienamente sotto il potere di direzione e istruzione dei genitori. Dalla ragione pienamente sviluppata questo potere sarà poi compreso come potere di comando fondato attraverso la natura nella comunità familiare.
Secondo Messner vediamo il seguente contenuto del diritto all'educazione dei genitori:
1. il diritto esclusivo dei genitori, di determinare l'educazione fondamentale dei bambini, cioè l'educazione religioso-morale;
2. il diritto primario dei genitori all'educazione anche in ogni altro aspetto, cioè all'insegnamento secondo i fini posti dallo stato in quanto sono capaci e di volontà al riguardo;
3. il diritto dei genitori all'erezione di luoghi propri di formazione (scuole), nelle quali l'educazione e l'insegnamento si svolgono nello spirito voluto dagli stessi (rispettando le pretese dei fini di insegnamento posti dallo stato); questo risiede in fondo nel diritto dei genitori di delegare il loro diritto all'educazione, cioè di affidare a qualcuno la supplenza ossia rappresentanza nei loro compiti di educazione; anche lo stato con le sue scuole è attivo per i minorenni in forza del diritto delegato, cioè per incarico dei primari aventi il diritto all'educazione, e lo stesso vale per i giardini d'infanzia mantenuti da enti pubblici.
4. il diritto dei genitori che mantengono le loro proprie scuole ad un contributo proporzionale da parte dello stato, cioè in quanto gli stesso vengono risparmiati i costi per tali scuole private. Possiamo ricapitolare i diritti concernenti le scuole come il diritto alla scuola libera.
Questo diritto dei genitori è un diritto esclusivo e inalienabile. Esclusivo, perché l'educazione nell'interesse del bambino può essere solamente sottostare ad una sola autorità e non a diverse autorità che si possono contraddire in riguardo all'adempimento dei compiti essenziali di vita. Il diritto dei genitori può pertanto esser solamente un diritto esclusivo e inalienabile, perché non possono lasciar perdere la responsabilità gli assegnata attraverso la chiamata all'educazione dei loro figli. Possono si delegare altri in rappresentanza: insegnanti di casa, scuole private e scuole pubbliche, però ne restano sempre responsabili che l'educazione e l'insegnamento si svolgono in modo che i figli vengano abilitati all'adempimento dei loro fini esistenziali, specialmente nell'ambito religioso e morale.
Dichiarando il diritto dei genitori quale esclusivo, non significa che lo stato non avrebbe anche diritti di educazione. Per motivi molteplici e sotto le condizioni d'oggi lo stato è autorizzato giusnaturalisticamente di definire fini di insegnamento e di mantenere scuole per assicurare la loro realizzazione. Però tutte queste attività stanno sotto la legge chiarissima della sussidiarietà. Questo significa, che lo stato nel nome del suo diritto proprio non ha nessun'esigenza di assumere compiti di educazione in quanto i genitori siano capaci e dotati di volontà per fornire l'insegnamento preteso. Significa anche che lo stato e i comuni operano sempre e solamente in nome dei genitori in tutte le istituzioni nelle quali sono in questione obiettivi della educazione, e finalmente significa che lo stato anche nell'elaborazione di obiettivi per l'insegnamento resta sempre legato attraverso il diritto all'educazione dei genitori.
Conseguentemente dalla validità dei fini esistenziali nell'educazione vediamo che anche la Chiesa quale comunità la cui missione mira direttamente ai fini esistenziali assoluti dell'uomo ha diritti nell'ambito dell'educazione. Il suo magistero e il suo ufficio pastorale comprendono anche la scuola. Genitori cristiani dunque si oppongono a questo diritto divino attraverso un rifiuto di una cooperazione da parte della Chiesa, e lo stato si oppone se esso si arroga diritti di educazione sotto il pregiudizio della missione della Chiesa.
III.2.5 La famiglia come comunità di casa
Il presupposto per una vita familiare fisicamente e moralmente sana è una dimora adatta ai bisogni della famiglia quale comunità di vita ed educazione. Dal punto di vista del diritto naturale dobbiamo discutere la questione dell'abitazione familiare e della politica della casa.20
Affinché un'abitazione sia veramente una dimora per la famiglia, c'è bisogno di tre requisiti:
1. Deve essere talmente spaziosa che è sufficiente per tutti gli scopi della famiglia quale comunità di vita. In vista dello scandalo di dimora insufficiente causato dal capitalismo individualistico Messner sottolinea che l'abitazione deve garantire a ogni membro della famiglia una certa porzione di essere per sé (Fürsichsein), cioè che non tutti siano obbligati di essere sempre in un'unica stanza.
2. Deve rendere possibile una certa separazione (Abgesondertheit) tra le singole famiglie per garantire l'intimità specifica e unica di ogni famiglia. Un piccolo giardino di casa sarebbe una parte essenziale della dimora familiare per sostenere la sanità corporale dei genitori e dei bambini, per poter stare nella natura, per lavorare insieme e per avere il sentimento importante di possedere un pezzo di terra. Tutte queste ragioni conducono alla pretesa standard di una casa unifamiliare con un giardino.
3. Finalmente ci dovrebbero essere veri impianti residenziali ben progettate per garantire lo spazio necessario per ogni famiglia e la sua casa unifamiliare. Sia la colonizzazione urbana sia la colonizzazione rustica creano presupposti più vicini alla natura che ogni altra soluzione per risolvere il problema delle case. Natura in questo contesto significa tutto l'ambiente che sostiene lo sviluppo di ogni famiglia.
La politica della casa è probabilmente il primo compito di tutti avendo responsabilità per il bene della famiglia, cioè di raggiungere un'offerta sufficiente di case per una società crescente. Nessun'altra cosa minaccia più la vita naturale della famiglia nella radice. I princípi del diritto naturale non lasciano nessun dubbio che al riguardo c'è una responsabilità di parecchi uffici la cui cooperazione è pretesa dalla natura della cosa. Dobbiamo menzionare al primo posto la famiglia stessa, poi sono lo stato e i comuni, perché la famiglia dovrebbe attivare l'iniziativa personale in forza del reddito familiare. L'aiuto statale invece deve essere previsto per condizioni speciali. Normalmente si deve lavorare che l'economia della casa (Wohnungswirtschaft) venga integrata pienamente nella generale economia del mercato, per Messner è l'unica via per venir fuori da una penuria di case. Soltanto dopo le guerre mondiali ulteriori misure statali di un'economia controllata delle case furono legittime.
La questione di procurare terreno è ampiamente una del diritto fondiario. Da una parte deve esserci la previdenza di terreno urbano, d'altra parte questa previdenza deve fondarsi su prezzi economicamente giustificati. L'obiettivo generale della politica di casa deve perciò essere di escludere l'interesse privato all'aumento dei prezzi e di raggiungere un'offerta sufficiente di area fabbricabile a prezzo giusto. A causa delle pretese del bene comune può essere legittima anche la possibilità dell'espropriazione di terreni se la vendita viene negata nonostante la necessità nel senso della pianificazione urbanistica.
III.2.6 La famiglia è cellula della società
1. La famiglia è cellula della società nel senso biologico: la società può soltanto perdurare, crescere e rinnovarsi se ci sono matrimoni sufficientemente numerosi e fertili. Nessun altro fatto mostra più chiaramente la legge naturale morale quale vera legge di vita dei popoli che la dipendenza dello sviluppo biologico della società dall'adempimento delle norme le quali la legge naturale prescrive al matrimonio e alla famiglia.21
2. La famiglia è altrettanto cellula della società nel senso morale: come abbiamo già visto, Messner dimostra bene in che modo i comportamenti e le valutazioni determinanti per l'ordine d'esistenza sociale sono condizionati dal modo d'effettuarsi della natura umana nelle comunità familiari e in che modo l'uomo viene formato attraverso l'educazione familiare per la realizzazione auto-responsabile dei suoi compiti individuali e sociali. Le più importanti virtù sociali, la carità (l'amore del prossimo) e la giustizia si impara nella famiglia. Seguono poi ulteriori virtù sociali, cioè l'ubbidienza giusta e il comandare giustamente. Dal punto di vista della pedagogia sociale la famiglia è insostituibile, perché nella famiglia l'uomo impara che l'ubbidienza non è sottomissione senza propria volontà, ma piuttosto secondo la sua essenza sottomissione all'ordine dell'essere sociale senza cui l'essere individuale resta deperito. L'ubbidienza giusta presuppone il rispetto davanti all'autorità quale potere morale e voluto da Dio, mentre il comandare giustamente pretende la coscienza che l'autorità è data al bene di quelli che vengono comandati. L'uomo deve aver imparato ambedue cose per essere capace di dare alla società quella forma che è in conformità con la dignità e il diritto della persona umana. E solamente quelli che hanno imparato che il comandare non deve essere avidità di dominio, ma piuttosto un servizio premuroso per la comunità e i suoi membri, potranno servire alla società e il suo bene comune.22 Anche tutte le altre virtù sociali, che si fondano sul rispetto di altri come persone con la stessa natura umana e con gli stessi diritti, vengono imparate nella famiglia: la prontezza a soccorrere, la bontà, la tollerabilità, l'autolimitazione (Selbstbescheidung), la riguardosità, la cedevolezza e la sincerità.
3. La famiglia è anche cellula della società nel senso culturale: per Messner vale come legge sociologica che popoli con una diminuzioni delle nascite rimanendo al disotto del numero di riproduzione hanno culture crollanti. La causa più profonda risiede nel fatto che con la decadenza della famiglia cade anche il più importante impulso a tenere in alto tutti i valori morali e spirituali come forze formanti della vita. Coppie le quali si sottraggono alla responsabilità per bambini a causa di un egoismo non sono posti attivi per lo sviluppo culturale di un popolo.
Chi vuole trovare la corretta diagnosi dello stato di una società deve guardare le famiglie come il medico guarda innanzitutto il polso del malatto. Se la famiglia viene disprezzata nella società, trascurata dallo stato, se la sua comunità viene allentata, se il suo fondamento economico d'esistenza è insufficiente, se la sua prole non la sostituisce più tardi, se i divorzi aumentano, stiamo davanti a sintomi che il corpo sociale si trova in una crisi grave. La conseguenza della famiglia quale cellula della società deve essere che ogni vera riforma sociale debba iniziare con la famiglia quale parte principale.
III.2.7 La politica demografica dello stato
Ci sono due problemi, il problema quantitativo e il problema qualitativo.23 Iniziando con il problema quantitativo, ancora nel tempo tra le due guerre il problema della diminuzione nell'ovest di Europa è stato considerato come questione di destino della razza bianca.24 Pochi politici riconoscevano che una politica demografica efficace potrebbe essere solamente una politica per le famiglie. Per Messner rimane una preoccupazione giusta: che la legge della storia vale anche nel tempo delle armi atomiche, cioè che la storia mondiale va sempre con i popoli del più grande numero di abitanti. D'altra parte si sentiva anche le voci ammonitori nei confronti di una sovrappopulazione, perfino di una "valanga della popolazione" in collegamento della pretesa di una estesa pianificazione familiare. Per Messner è comunque chiaro, che al riguardo statistiche sul numero futuro della popolazione ossia della futura produzione alimentare "possono - come è noto - dimostrare tutto e confutare tutto"25. C'è la questione concreta: chi provvederà per una società invecchiata, se i lavoratori mancano nel processo economico?
Per Messner è il fatto più impressionante, che il movimento di limitare i bambini a causa di "corrispondenti" presupposti è molto efficace 1. nella società di benessere generalmente più alto e 2. nella società con assegni familiari e rispettive agevolazioni fiscali. Neo-maltusiani e anti-maltusiani sono d'accordo, che lo scambio della morale sessuale alla fine del diciannovesimo secolo sarebbe la causa decisiva. Messner stesso vede una causa principale nello scambio di pensiero sul matrimonio stesso: la realizzazione della vita personale dei coniugi si mette di rango uguale accanto allo scopo di procreazione. Così si presenta la questione dei mezzi per diventare genitori con cosciente responsabilità.
Nelle discussioni sulla pillola antifecondativa la legge naturale morale viene guardato tanto unilateralmente riferito al singolo atto sessuale che non pochi pensino che l'idea della legge naturale sia inservibile per la morale matrimoniale oppure che l'intera idea della legge naturale morale si debba cancellare in vista delle difficoltà. Messner stesso sottolinea che la parte sul matrimonio e sulla famiglia nella sua opera principale Das Naturrecht è rimasta incambiata sin dalla prima edizione (1950), e così viene confermata l'opinione che un'interpretazione della legge naturale limitandosi solo ai processi biologici nel matrimonio è insostenibile.26 La legge morale naturale concerne il matrimonio e la famiglia in tutti e tre compiti datigli dalla natura stessa: 1. l'amore coniugale, 2. la procreazione e 3. l'allevamento dei bambini. Ma questi tre aspetti non esauriscono il contenuto della legge naturale. Ci sono almeno ulteriori tre aspetti, che obbligano particolarmente la società prospera di usare i suoi beni al primo posto per i fini primari della società. Significa: 1. la costruzione di sufficienti spazi per abitarci come coppie giovani; 2. utilizzare tutte le fonti del mondo per il mantenimento della popolazione mondiale crescente (uno dei più importanti imperativi del diritto naturale) e 3. l'obbligazione di tutti i popoli e stati ad un ordine di pace, di giustizia e cooperazione: ecco perché è uno dei crimini più gravi che alcuni paesi investono fino ad un terzo dei fondi per il riarmo.27
La questione della legge naturale in riferimento alla questione demografica e così anche in riguardo alla "pillola" si presenta in un totalmente altra prospettiva con tutti gli imperativi appena menzionati. Conseguentemente l'obiettivo non può essere l'intervento nel processo di natura della congiunzione sessuale, ma dovrebbe essere il rispetto dell'ordine del processo naturale secondo le proprie insite forze regolatrici. Esattamente qui è il compito della scienza odierna. 28
Toccando il secondo problema della politica demografica, il problema qualitativo, stiamo davanti alla cosiddetta eugenetica negativa e davanti alla eugenetica positiva. L'eugenetica negativa significherebbe tutte le misure per eliminare caratteri ereditari socialmente dannosi. Ma in questo ambito tante cose e definizioni sono in discussione. Non dobbiamo dimenticare che l'impedimento di nascite da parte di affetti di una malattia ereditaria significa anche la perdita di un più grande numero di persone sane. Inoltre una sterilizzazione coatta avrebbe impedito per esempio la nascita di Milton, Beethoven, Dostojewskij o Van Gogh, per menzionare esempi di carattere ereditario prezioso. L'etica parte dai fini esistenziali dell'uomo nei quali troviamo le sue responsabilità morali e i corrispondenti diritti: troviamo fondato il principio morale della santità di vita, ma anche il principio della inviolabilità corporale e in generale la dignità della persona umana.
Non c'è come tale un diritto di violare questa integrità corporale né per lo stato né per il singolo uomo. Un diritto per il singolo c'è soltanto per prevenire più gravi pericoli per la vita e per la sanità (che giustifica un intervento chirurgico), e per lo stato questo diritto c'è soltanto quale sanzione. Pertanto la sterilizzazione (come allacciatura temporanea o permanente) sia forzata sia scelta liberamente non può essere legittimata moralmente come mezzo dell'eugenetica. Soltanto se una minaccia sicura e grave del bene comune pretende l'impedimento della riproduzione di malattie ereditarie e in quanto non c'è una sufficiente coscienza individuale di responsabilità, potrebbero essere legittimati nuovi impedimenti matrimoniali e l'asilo forzato di tali malatti con pieno rispetto della dignità umana. In vista di questi limiti morali possiamo accettare anche che tali malatti vengano influenzati di astenersi liberamente dal matrimonio e da rapporti sessuali dentro e fuori il matrimonio. Il mezzo eugenetico nel caso in cui ambedue genitori sono portatori di una malattia ereditaria è l'impedimento o lo sconsigliare di un matrimonio tra fratelli e sorelle.29 In vista di certi risultati biologici possono esserci anche altri impedimenti matrimoniali dello stato, i quali però dovrebbero essere collegati sempre con una possibilità di dispensa, perché si deve rispettare anche l'aiuto morale e psicologico attraverso un matrimonio. E finalmente si potrebbe anche pensare a cosiddetti attestati matrimoniali che si basano su visite obbligatorie prima di contrarre il matrimonio che però secondo Messner in generale non devono causare per sé nuovi impedimenti matrimoniali, ma che che possono aumentare la responsabilità personale di tutti attraverso l'educazione e informazione.
L'eugenetica positiva è l'insieme di misure a migliorare l'asse ereditaria di un popolo attraverso il sostegno di caratteri desiderati. L'obiettivo è l'aumento della capacità generale del popolo e dei suoi membri di adempiere meglio tutti i compiti di vita morali, sociali e culturali. Così l'eugenetica positiva diventa principalmente un compito dell'organizzazione dell'ambiente, vista anche dalla biologia sociale. Non significa però di ridurre il numero dei bambini per combattere la povertà, ma di creare le condizioni necessarie per per una famiglia normale .30 Come mezzi dell'eugenetica positiva possono essere menzionati dunque: 1. la politica familiare per creare tutte le condizioni economiche, sociali, igieniche e spirituali, che sono necessarie per lo sviluppo della famiglia secondo i suoi propri fini esistenziali; 2. l'esistenza di scuole, nel migliore caso dentro un sistema gratuito; 3. il sostegno del ceto rurale (perché si vede contemporaneamente la diminuzione delle nascite e la crescita delle città).
Al riguardo per Messner caratteri preziosi nell'ambito spirituale non sono soltanto la cosiddetta intelligenza, ma anche tutto il mondo spirituale, cioè i valori della personalità e il suo fondamento morale. Tra i valori morali la moralità sessuale ha un significato sovrastante. Nel 1966 Messner menziona anche il pensiero rivoluzionario di ricercatori in vista di possibilità di influenzare le cellule germinali. Si pensa perfino all'allevamento di embrioni umani fuori il corpo della madre. Non c'è nessun dubbio che si parla qui su esperimenti in contraddizione alla natura e al comandamento della natura. Un bambino sarebbe separato dal fondamento originario della madre con tutto che ciò significa per il bambino, e inoltre l'essere umano stesso è più di solo un processo biologico, dicendo Max Scheler giustamente che l'uomo non può essere affatto definito meramente biologicamente, perché la sua natura è quella della persona.31 Una società che accetta esperimenti e manipolazioni di tale genere accetta così un attacco ai suoi fondamenti che non può essere superato neanche dai pericoli di una guerra atomica. Pertanto la responsabilità etica in questa area non è una minora per i ricercatori in paragone ai ricercatori sull'ambito delle armi atomiche.
Anche se il miglioramento dei caratteri corporali e spirituali di un popolo significa la possibilità di una migliore realizzazione dei compiti di vita e dei compiti socio-culturali fondati nei fini esistenziali, e la politica demografica in questo senso è moralmente di valore nonché un obbligo morale della società, i fini e mezzi di essa devono rimanere in concordanza con l'ordine dei fini. I valori della persona spirituale-morale superano i valori biologici, cosicché per la filosofia di vita cristiana rimane valido, che i valori della sopranatura sono relativamente indipendenti da caratteri biologici ereditari e dall'ambiente socio-biologico e che perfino sofferenze già nel senso meramente naturale possono essere un vantaggio per l'uomo nella realizzazione e prova del più alto suo (sein höchstes Selbst). Però, per la media degli uomini tutto questo sarebbe un impedimento intrascendibile, e pertanto l'eugenetica positiva e negativa è un obbligo essenziale della società e dello stato.
III.2.8 La successione nella famiglia
Niente è più sicuro che i genitori normalmente hanno il più forte desiderio di essere anche un aiuto ai figli dopo la loro morte.32 Uno dei più importanti motivi per il lavoro e per la parsimonia caderebbero se la disposizione sulla proprietà familiare attraverso l'ultima volontà fosse esclusa essenzialmente. Per queste cause nel caso della morte ai genitori spetta in forza del diritto naturale il diritto alla disposizione del loro possesso in tale misura che possano corrispondere alla loro responsabilità per il bene dei membri della famiglia. Per le stesse cause il diritto alla successione ereditaria della famiglia esiste anche nel caso di una mancata disposizione ultima, perché deve essere presunto che c'era la volontà dei genitori di adempiere gli obblighi fondati nella natura della comunità familiare. E altrettanto devono rimanere esclusi dalla tassazione i piccoli patrimoni familiari, mentre grandi lasciti possono invece essere tassati notamente in rispetto delle pretese di figli di poter mantenere il loro sociale tenore di vita. I diritti della famiglia proibiscono perciò una tassazione ereditaria indistintamente progressiva per tali patrimoni più grandi.33
Per la successione di parenti non si può dedurre una norma obbligatoria del diritto naturale dall'appartenenza alla famiglia tranne una particolare considerazione delle famiglie bisognose da parte del legislatore. E senza dubbio il legislatore è anche obbligato di rispettare rapporti simili ad una famiglia, per esempio se persone testamentariamente previste hanno prestato servizi pluriennali al testatore. Tra le forme del diritto ereditario legiferato quelle meglio corrispondono alle pretese del diritto naturale, le quali lasciano una certa libertà ai testatori paterni cosicché possano far partecipare figli più bisognosi o più degni. Mentre quelle forme si allontano più dalle norme del diritto naturale che pretendono la distribuzione uguale per tutti i figli perché così prescrivono il trattamento uguale anche per i figli peggiori e non appoggiano l'autorità paternale, svantaggi particolarmente nell'ambito dell'agricoltora e delle fabbriche.
III.2.9 L'educazione necessaria alla famiglia
Abbiamo già accennato il significato socio-pedagogico della famiglia. Nel 1966 Messner constata che la maggioranza delle correnti moderni della pedagogia basate su idee individualistiche o collettivistiche non parlano di un'educazione alla famiglia. Tra tutti i mezzi di questa necessaria educazione è da menzionare al primo posto naturalmente la famiglia stessa in quanto c'è una sana vita familiare. Al secondo posto la famiglia deve essere portata nella piena capacità di adempiere i suoi compiti come comunità di vita, di economia e di educazione, cioè la società deve adempiere prima il suo compito nei confronti della famiglia come la sua cellula biologica, morale e culturale. E al terzo posto è necessaria la rinnovata stima della famiglia nella società e nella vita pubblica. Come un uomo si condanna sé stesso nel caso in cui lascia screditare i suoi genitori in pubblico, altrettanto la società si condanna sé stessa nel caso in cui lascia screditare il matrimonio e la famiglia. - Inoltre un più profondo e reciproco rispetto dei giovani del differente sesso è indispensabile per l'educazione alla famiglia. Niente la distrugge più che un libertinismo sessuale.34 Anche la scuola deve comprendere bene il suo compito socio-pedagogico, cooperando notamente in favore del rispetto dei valori familiari per esempio attraverso corsi per il governo della casa in senso ampio. E finalmente Messner scopre anche che la vita dentro associazioni e circoli può rompere la famiglia. Pertanto la famiglia deve essere sempre vista come primo circolo, la cura del lato socievole della famiglia stessa è molto importante. Soprattutto i giovani dovrebbero incontrarsi spesso reciprocamente nelle loro famiglie nell'ambito della musica, della letteratura, dell'arte e di tutto che serve alla conservazione della comunità familiare.
III.2.10 La questione femminile
Aristotele dà una decisiva ragione giusnaturalistica contro l'equiparazione assoluta della donna e dell'uomo: la comunità familiare e l'obbligazione materna sono talmente differenti nel mondo degli animali e nel mondo degli uomini come sono differenti l'animale e l'uomo.35 Se i pionieri dell'equiparazione assoluta della donna dicono che la donna è come l'uomo piena persona umana e pertanto possiede gli stessi diritti, rispondiamo con Messner: certo, considerata solamente come individuo, la donna ha tutti i diritti, che l'uomo ha quale uomo, però come essere sociale la donna ha compiti particolari, che le sono presignati nelle capacità e fini speciali e propri alla sua natura. E perciò ha anche diritti speciali.36 Questi fini e compiti sono la cura e l'allevamento dei bambini, che ci vuole tanto più tempo e che presuppone altre condizioni che la cosa simile nel mondo degli animali. Questo allevamento presuppone infatti la comunità familiare con la permanente cura fisica e spirituale degli figli, presuppone dunque il governo della casa. Alla donna spetta dunque una posizione particolare nella cellula della società, e segue il principio: tutto ciò che pregiudica il compito della donna come madre di famiglia sia della donna singola sia della donna in generale è contro la natura e contro il diritto naturale. La pretesa dell'equiparazione assoluta della donna è inconciliabile con il principio che diritti e obblighi risalgano a fini che sono presignati nella natura. La natura della famiglia e la particolare inclinazione naturale della donna le mostrano chiaramente la famiglia come primo e più importante posto della sua attività nella società. Ecco il principio: la madre deve stare nella famiglia.37 L'errore delle ideologie di una equiparazione assoluta risiede nel paragonare la donna sempre all'uomo, mentre né l'uomo né la donna sono il metro dell'altro. Ambedue possiedono le loro proprie inclinazioni e i loro propri compiti.
È pertanto una pretesa fondamentale della giustizia di assicurare al padre il necessario reddito familiare cosicché la madre non si vede obbligata di lavorare fuori casa oppure di accettare un lavoro domicilio. Eccezioni sono pensabili nel caso in cui nella situazione della famiglia grande si dovrebbe fornire la dote per per più ragazze oppure nella necessità di risparmiare denaro per una dimora propria se i bambini possano stare presso i nonni oppure in una buona colonia durante il tempo di lavoro dei genitori. Il principio che la madre sta nella famiglia significa altro che la vecchia massima: la donna deve stare a casa. I profondi cambiamenti delle condizioni sociali hanno assicurato alle ragazze e alle donne (secondo il pensiero di Messner maggiormente le donne non sposate) il loro posto nell'attività professionale. Perché ciò che fu prodotto allora nell'economia di casa, viene adesso prodotto nella fabbrica a causa della divisione del lavoro. Nell'industria tessile tante donne lavorano, e inoltre si sono sviluppate professioni a cui le donne corrispondono altrettanto o meglio, specialmente sin dall'ammissione delle donne alle scuole medie. Per quanto il lavoro retribuito per le donne non è quasi più un oggetto di discussione, altrettanto è certo che il modo d'attività deve essere adatto alla loro particolarità. Messner non si riferisce soltanto alla costituzione fisica, ma anche alla costituzione psichica, perché il carattere sessuale si influisce su tutta l'essenza della donna. La dignità sessuale della donna pretende una particolare protezione, specialmente dov'è inevitabile il lavoro comune di donne e uomini: negli uffici, nelle fabbriche, nei ristoranti, nei ritrovi e specialmente nel caso del lavoro notturno.
III.2.11 Conclusioni
Abbiamo visto i più importanti aspetti che Messner sottolinea in riferimento al matrimonio e alla famiglia come comunità di vita, come comunità economica, come comunità di educazione e come comunità di casa, toccando al riguardo anche alcuni obblighi della società e dello stato che risultano chiaramente dal diritto naturale. Così sono stati trattati anche il problema difficile della politica demografica, la necessaria educazione alla famiglia, la successione nella famiglia e la questione femminile.
La famiglia è infatti cellula biologica, sociale e culturale della società per l'allevamento dei bambini. La famiglia si deve occupare del mantenimento dei loro membri con tutti i beni necessari per il corpo e lo spirito nell'ambito di una vita quotidiana ordinata. Su questi compiti individuali e sociali si fonda il primato della famiglia nei confronti di tutti gli altri esseri sociali, incluso lo stato. Perché i fini esistenziali e i corrispondenti compiti e responsabilità determinano la posizione di una comunità all'interno del pluralismo di un ordine sociale e giuridico. Pertanto la famiglia è prima dello stato e possiede diritti naturali a cui riconoscimento lo stato è obbligato. Rendere possibile a tutte le famiglie - formando la comunità statale - di poter adempiere i loro naturali compiti propri, è il compito eccellente dello stato.38 Capiamo ancora meglio perché secondo Messner l'uomo deve essere visto primariamente come essere familiare e perché la fondazione scientifica della legge naturale e del diritto naturale dovrebbe cominciare altrettanto nell'esperienza universale della vita e comunità familiare. Senza il riferimento essenziale alla famiglia con la sua possibile ricchezza di essere nessuna riforma sociale può essere efficace a lungo termine.
III.3 Questioni selezionate
Per conoscere ancora meglio il pensiero di Johannes Messner concernente il diritto naturale applicato quale etica sociale basandosi su princípi giuridici essenziali abbiamo scelto alcune questioni interessanti.
III.3.1 Sulla costituzione dello stato
Sappiamo già bene che Johannes Messner stesso fu invitato di partecipare alla riforma della costituzione austriaca nel 1933 e di interpretare poi la nuova costituzione in rappresentanza del cancelliere Engelbert Dolfuß stesso.39 Vediamo adesso un aspetto della funzione giuridica dello stato e la vista di Messner del 1966. La costituzione ossia la legge fondamentale è l'ordinamento giuridico-positivo che determina fondamentalmente i diritti dello stato e i diritti dei suoi cittadini. Essa ordina soprattutto l'esercizio del potere statale e la forma giuridica di prenderlo da parte del portatore reale. La legge fondamentale dello stato è condizionano storicamente, e non è necessario che ci siano costituzioni scritte ossia determinati statutariamente. Ma il bisogno dell'assicurazione dei diritti di libertà per i cittadini ha sempre di più condotto alla loro circoscrizione dentro costituzioni scritte sin dal diciannovesimo secolo. E questa tendenza fu giustificata, visto il nuovo assolutismo molto più brutale di stati totalitari.
Secondo Messner ci sono cinque princípi costituzionali del diritto naturale:40
1. Per ogni stato vale come norma fondamentale non scritta la legge del bene comune secondo i due lati di esso come ordine di unità attraverso l'autorità e come ordine di libertà a base dei diritti naturali. Solo poche cositituzioni moderne sono disposte di riconoscere espressamente Dio come origine ultima di tutto il diritto.41 D'altra parte non si deve sempre interpretare la formula ricorrente che tutto il diritto parte dal popolo come dichiarazione di essere uno stato secolare. Potrebbero essere anche intese solo la nomina democratica degli organi all'esercizio del potere statale e la circoscrizione dei suoi poteri, così sarebbe conciliabile con la concezione giusnaturalistica della sovranità del popolo.42
2. Diritto costituzionale non scritto per ogni stato è il principio della legittimità: il legame morale-giuridico del potere statale e dei gruppi della società pluralistica ai princípi giuridici della coscienza giuridica naturale e della consapevolezza giuridica del popolo statale in essa radicata. In ciò risiede la più essenziale parte dell'unificazione di volontà del popolo di stato come unità politica determinando principalmente la sovranità del popolo. Questo principio costituzionale del diritto naturale esclude ogni assolutismo e ogni totalitarismo statale nel senso di una sovranità dello stato sopra diritto e legge, esclude altrettanto ogni sovranità del popolo nel senso che una costituzione fondata positivo-giuridicamente potrebbe giustificare ogni comportamento del governo o di gruppi in concordanza con essa. Una tale legalità meramente formale può essere in contrasto grave al principio della legittimità fondato nella costituzione giusnaturalistica dello stato.
3. Il libero spazio ampio dal punto di vista dei princípi menzionati del diritto naturale per la realtà di fattori storici e quindi per la diversità di forme della costituzione trova solo un limite da parte di titoli giuridici acquistati. Il diritto naturale ha infatti spazio per la grande diversità di norme costituzionali in quanto non violano diritti fondamentali naturali dell'uomo.
4. È il diritto naturale del popolo di stato di darsi la sua propria costituzione nel caso in cui si trova davanti a nuovi inizi di una vita statale (per esempio alcuni popoli dopo i catastrofi delle due guerre mondiali oppure nel caso attuale di Afganistan). Siccome il popolo possiede questo diritto solo nella sua unità come corpo politico, il presupposto dell'esercizio di questo diritto è che il popolo si costituisce come tale unità, soprattutto attraverso la costruzione di un governo provvisorio per poter preparare elezioni per un parlamento "costituente". La storia recente mostra che la coscienza giuridica generale valuta questa via come via del diritto per la fondazione della costituzione statale sotto le condizioni date. E se in tempi del caos singole personalità oppure singoli gruppi mettono mano alla nuova formazione della comunità politica e possono anche darle una nuova costituzione, tutto ciò può avere soltanto un carattere provvisorio. Quanto prima si può avere il consenso del popolo attraverso elezioni libere, tanto più chiaro sarà che i creatori di una tale costituzione abbiano agito secondo la volontà del popolo.43
5. Siccome ogni costituzione è condizionata storicamente e così da fattori modificandosi e d'altra parte il bene comune come legge più alta della comunità statale va realizzato sempre di nuovo, nessuna costituzione (scritta) può essere immutabile dal punto di vista del diritto naturale, neanche se i fondatori l'avrebbero voluto.
Secondo Messner ci sono ulteriori sei princípi della modifica di una costituzione:44
1. Il rivolgimento violento di una legittima costituzione esistente è sempre contro il diritto. Lo dobbiamo distinguere dall'insurrezione contro un esercizio illegale del potere statale.
2. Contro minori cambiamenti illegali della costituzione deve essere prevista una soluzione nella costituzione stessa, per esempio attraverso una corte costituzionale.
3. Siccome ogni costituzione è uno strumento della realizzazione del bene comune statale, c'è un obbligo alla sua modifica se non serve più a questa funzione.
4. Siccome dallo sviluppo tranquillo della costituzione dipendono la stabilità e la continuità giuridica e dunque i più alti beni del bene comune, devono essere previsti modi per una modifica della costituzione dentro la stessa costituzione dipendente dalla volontà del popolo.
5. Se mancano modi dentro la valida costituzione di cambiare essa stessa, modifiche essenziali possono svolgersi soltanto da parte del popolo quale unità politica e conseguentemente solamente in una cooperazione tra popolo e governo, perché quest'ultimo è parte costitutiva di questa unità politica senza cui la dichiarazione ordinata del popolo non sarebbe possibile.
6. Nei tempi dello stato d'emergenza, se l'ordine giuridico fondamentale e il bene comune dello stato sono minacciati in sommo grado, cede la costituzione esistente al principio giuridico più alto, in quanto si mostra come incapace: salus populi suprema lex. Il presupposto è che per il governo non c'è nessuna possibilità di ricevere i rispettivi poteri necessari nel modo previsto dalla costituzione.45
III.3.2 Ragione di stato
L'efficacia di tutte le forze razionali e irrazionali46 nella vita dello stato possiamo guardare come la dinamica statale. La questione fondamentale è, in quanto lo stato è sottoposto a necessità che si fondano su questi fattori irrazionali, e se lo stato per questo ricevesse una posizione fuori l'ordine morale generale. La dominazione di tali necessità nel comportamento dello stato viene chiamata ragione di stato. L'espressione nasce nel tempo dopo Machiavelli, ma egli aveva già rappresentato il contenuto, vista la sua interpretazione, che la legge di agire per l'uomo politico è determinato soltanto dal pensiero di utilità e che la "ragione dello stato", cioè l'interesse dello stato, può pretendere un comportamento che si può anche contrapporre alla legge morale. Raramente si sono trovati rappresentatori di un puro machiavellismo, per la semplice causa, che la coscienza morale della maggioranza degli uomini fa opposizione troppo forte. E i fautori di un'assoluta ragione di stato hanno cercato di dare una orlatura morale, per esempio con Hegel volevano guardare lo stato come essere morale di genere più alto.
Infatti l'etica politica e l'etica individuale possono arrivare a conclusioni differenti o perfino opposte nell'applicazione dei princípi generali della legge morale naturale.47 Per esempio può essere una virtù per il singolo di accettare pazientemente un attacco contro il suo onore in quanto è soltanto toccata la sua persona, mentre il fatto che un uomo politico non decide in favore di una difesa contro uno stato aggressore possa essere un grave torto. L'idea della ragione di stato ha dunque un nucleo vero e non può dunque essere estranea alla dottrina del diritto naturale. Tutto si decide con la questione sulla "retta ragione dello stato". La soluzione risiede nella differenza tra il bene comune e il bene singolo. La dottrina giusnaturalistica fonda una precedenza del primo sotto certe condizioni. I fini esistenziali danno un proprio contenuto al bene comune statale in quanto la realizzazione di essi è condizionata dalle funzioni sociali fondamentali. Così il comportamento dello stato non è preso fuori l'ordine morale generale. La ragione di stato come concetto è pertanto la pretesa del bene comune oggettivo quale compito politico concreto in una situazione data. Seguono tre conclusioni chiare:
1. Non c'è un'assoluta ragione di stato, che autorizzerebbe lo stato ad un comportamento sotto violazione del diritto e della moralità, perché il bene comune, la fondazione della ragione di stato, consiste nella realizzazione di fini esistenziali e porta dunque in sé il legame al diritto e alla giustizia. Ma esiste una morale ragione di stato, che autorizza al comportamento secondo le pretese del bene comune oggettivo.
2. Comportamenti in sé immorali lo rimangono anche per la politica. La legge morale vale illimitatamente anche per la politica. Il principio, che il fine giustifica il mezzo, non può essere un principio di vera ragione di stato. Neanche una menzogna come propaganda durante una guerra è giustificata quale mezzo della politica (altra cosa sarebbe al riguardo il tacere su fatti e verità).
3. Il bene comune nella sua forma reale non può essere più che un valore approssimativo. Pertanto la ragione di stato può comandare di fare il più imperfetto per non fare impossibile il più perfetto, cioè di fare il più utile per il bene comune sotto le date circostanze. La ragione di stato impone perciò la politica realista (Realpolitik), cioè una politica del possibile. Però sappiamo bene che una vera Realpolitik non ha niente da fare con un mero opportunismo politico.
E esattamente perché la morale ragione di stato pretende una Realpolitik secondo le necessità attuali del bene comune nel processo della sua realizzazione si tratta di un area di gravissimi e complicati conflitti di coscienza48, perché un gran numero di fattori deve essere sempre considerato di cui alcuni non possono essere estimati precisamente. Comunque secondo Messner la ragione di stato si distingue chiaramente da un pacifismo assoluto e da un utilitarismo politico.
III.3.3 Governo autoritario e sindacato unico: le condizioni
Si vede uno sviluppo nelle opere di Messner al riguardo anche dopo la seconda guerra mondiale. Mentre nella prima edizione del Naturrecht (1949/50) abbiamo trovato ancora la possibilità legittima di un sindacato unico e la differenza chiara tra uno stato totalitario e uno stato autoritario, i rispettivi passi mancano nell'ultima edizione cambiata del 1966. Sempre di più il tempo tra le guerre è diventato passato, anche concernente l'esperimento austriaco di uno cosiddetto "stato corporativo" quale forte stato autoritario.49 E mentre prima del 1938 per Messner una specie di "stato autoritario" in riferimento a QA, n. 8050, sembrò essere non solo e sempre una soluzione eccezionale51, dopo il 1945 anche la differenza reale tra "autoritario" e "totalitario" è diventata probabilmente più discutibile. Rimangono nell'ultima edizione del Naturrecht solo le condizioni per misure autoritarie dello stato in riferimento alla riforma sociale: nel caso di sviluppi critici e immediati gravi pericoli per la collettività l'iniziativa dello stato può estendersi anche fino al taglio di libertà politiche o economiche, cioè di diritti, che normalmente spettano agli individui e ai gruppi assicurati attraverso il diritto naturale. Un tale intervento dello stato può esser giustificato sotto le seguenti condizioni:52
1. che le funzioni fondamentali della comunità sono in pericolo grave a causa di una crisi sociale come per esempio in una lotta di classe trasformandosi in una vera guerra civile;
2. che tali misure sono accompagnate dalla chiara coscienza sull'obbligo del ristabilimento delle proprie forze d'ordine della società cosicché gli interventi stessi diventino superflui (principio della sussidiarietà);
3. che i diritti costituzionali al controllo del governo vengono immediatamente ripristinati appena il pericolo è eliminato. In tali casi il potere statale può addirittura essere obbligato dalla giustizia di effettuare passi drastici nei confronti del corpo sociale per superare l'emergenza stessa.
Nel 1950 dunque, Messner ancora trattò lo stato totalitario a differenza dello stato autoritario. Lo stato totalitario guarda l'uomo soltanto come mezzo in servizio al fine collettivo dello stato e così si distingue "nel suo modo d'agire dallo stato di diritto anche in quel caso in cui quest'ultimo è obbligato a sopprimere temporaneamente e parzialmente libertà costituzionali a causa di una grave emergenza, sia fondata su cause della politica interna o estera ... Una mera somiglianza esterna con lo stato totalitario a causa della presenza più forte del 'principio autoritario' non giustifica perciò all'inserzione di stati tra gli stati totalitari, fintantoché la loro prassi non prova un'interpretazione del principio nel senso di una valutazione dell'uomo dal punto di vista di uno stato totalitario."53 Ecco perché l'Austria dal 1933/34 fino al 1938 per Messner non può essere inserita tra gli stati totalitari.
Messner ha chiaramente respinto un sindacato totalitario e monopolistico violando la libertà di associazione.54 Inoltre nel 1950 ha ancora notato: "D'altra parte la situazione politica di un paese può fare necessaria la fine di una rivoluzione e di combattimenti tra sindacati opposti, specialmente se vengono usati metodi terroristici, e può pretendere la costruzione di un sindacato unico nell'interesse degli operai stessi nonché nell'interesse pubblico. Ciò che deve essere assicurato ad un tale sindacato unico, è l'auto-amministrazione e la libertà di agire necessaria per la tutela degli interessi dei lavoratori; perché questi sono i diritti essenziali del sindacato quale più piccola comunità, fondati nella sua funzione sul terreno economico e sociale."55 Prima del 1938 egli fu dell'opinione: se il fine giuridico può essere raggiunto, tutte le forme di sindacato sarebbero legittimati davanti al diritto naturale, così anche il sindacato unico.56
III.3.4 La fondazione del potere punitivo dello stato e la
valutazione della pena capitale
La fondazione del potere punitivo nei confronti del violatore del diritto consiste nell'obbligatorio rispetto per se stessa della comunità statale sotto considerazione del suo ordine del bene comune che condiziona la sua esistenza con la conseguenza di garantire il suo ordine giuridico quale più alto valore del bene comune.57 Questo auto-rispetto obbligatorio e il ristabilimento conseguentemente preteso del violato ordine giuridico legiferato presuppone il riconoscimento dell'ultima causa di quest'ordine che troviamo nel libero arbitrio e nel legame di responsabilità dei membri della società, fondati nella natura dell'uomo quale persona morale. Secondo Messner questa sua fondazione dovrebbe essere conciliabile con il nucleo vero delle più importanti teorie moderne del diritto penale:
1. La "teoria dell'intimidazione" sottolinea la funzione dell'auto-protezione (autodifesa) della comunità statale in forza di cui cerca di scoraggiare violazioni del suo ordine di diritto e di pace. Così viene fondata la comminatoria, ma non viene fondata l'esecuzione della pena con la possibilità di un intervento esteso nell'esistenza dell'individuo.
2. La "teoria dell'espiazione" sottolinea che attraverso l'esecuzione della pena si svolge il ripristino dell'ordine giuridico violato per cui viene dimostrato l'indispensibilità del rispetto davanti all'ordine giuridico quale uno dei più alti valori del bene comune. La teoria è insufficiente perché come tale non lascierebbe uno spazio per un diritto di grazia guardandolo come un impedimento per ripristino dell'ordine.
3. La "teoria della correzione" disconosce perfino l'essenza obbligatoria dell'ordine giuridico sebbene le aspirazioni all'educazione dei detenuti a uomini migliori e membri più preziosi possiedono una grande importanza.
Dalla teoria giusnaturalistica del diritto penale risultano anche princípi chiari per la questione della pena capitale. Dobbiamo distinguere due aspetti, la questione della sua legittimità e la questione della sua opportunità. Con il primo aspetto viene domandato: è lecito di uccidere un uomo quale pena per un crimine molto grave oppure sta la vita dell'uomo sopra l'accesso del potere punitivo dello stato? La fondazione della legittimità da parte di Messner consiste nella seguente logica: se la comunità statale è obbligata all'auto-rispetto attraverso il mantenimento del suo ordine dato nel diritto legiferato, il violatore del diritto che trasgredisce fondamenti dell'ordine d'esistenza della società (assassinio, alto tradimento), si priva del rispetto per il suo proprio diritto all'esistenza che altrimenti sarebbe assicurato dallo stesso ordine d'esistenza. Attraverso la pena capitale viene suggellato che cosa lui stesso ha perso attraverso la sua azione. D'altra parte questa fondazione della legittimità di una pena di morte lascia aperta la possibilità del condono perché la comunità giuridica (Rechtsgemeinschaft) può rimettere i reati al violatore del diritto alle condizioni necessarie e così con pieno rispetto per se stessa.
La risposta alla domanda sull'opportunità della pena capitale dipende dalla reale situazione sociale. Il rispetto per la dignità propria della persona umana considerando contemporaneamente la possibilità dell'influenza del suo carattere da parte dell'eredità e dell'ambiente parla in favore di una discussione non soltanto sulla legittimità della pena capitale come tale, ma anche sulla legittimità della sua applicazione quale misura del diritto penale di uno stato. Soltanto se per la sua introduzione o conservazione ci sono cause gravissime potrebbe essere giustificata la pena di morte. Perciò la pena capitale può essere eventualmente giustificata e indispensabile, ma date altre circostanze può risultare non necessaria è dunque ingiustificata. Ma anche nel caso di una giustificazione devono esserci misure sufficienti per escludere un errore ossia assassinio giudiziario. Già per questo motivo va prevista costituzionalmente la possibilità di trasformare la pena capitale in una pena detentiva, ma anche perché le circostanze si possono essere cambiate nel frattempo e la prevista pena capitale può perdere la sua giustificazione interiore per certi crimini.
III.3.5 Il diritto di resistenza nell'ambito dello stato
Nel trattamento della resistenza politica58 il punto di partenza per la dottrina del diritto naturale fu sempre il carattere morale dell'obbligo all'ubbidienza, che il pensiero cristiano ha sempre capito dalla parole di S. Paolo (Rom 13,1), che l'ubbidienza è pretesa in seguito alla disposizione divina del potere pubblico. Altrettanto venne capito l'ammonizione di S. Pietro (1 Petr 2,18), che i dipendenti dovrebbero l'ubbidienza anche al padrone depravato, anche in riferimento all'autorità statale. Mostrando un senso realistico, nella teoria giusnaturalistica sullo stato l'uso parzialmente ingiusto dell'autorità venne pertanto definito come irrilevante concernente l'obbligo dell'ubbidienza.
D'altra parte è fermo per per la stessa dottrina del diritto naturale che i singoli e le comunità più piccole possiedono diritti di uguale originarietà come l'autorità statale. Chi possiede diritti inviolabili, ha anche il diritto e qualche volta anche l'obbligo di proteggerli nei confronti di lesioni, perché possiede questi diritti a base di fini esistenziali e dunque a causa di obblighi indispensabili. E dove il comando statale e il comando della coscienza stanno in conflitto, vale oboedire oportet Deo magis quam hominibus59. Segue che il cittadino dentro un'essere statale ordinato deve avere la possibilità di assicurare i suoi diritti nei confronti del potere statale. La mancanza di questa possibilità segna chiaramente lo stato totalitario ossia dittatoriale.
Nel caso di leggi e disposizioni ingiuste da parte di un governo legittimo i cittadini possiedono la facoltà e qualche volta l'obbligo alla "resistenza passiva", cioè al rifiuto di ubbidienza. Dalla natura dell'autorità statale segue però anche che l'obbligo all'ubbidienza rimane nei confronti del governo legittimo. Coscientemente la dottrina del diritto naturale ha sempre favorito il principio che la resistenza passiva è politicamente e moralmente l'unico giusto mezzo per difendere i diritti di libertà dei cittadini, tranne in casi speciali. Normalmente una resistenza violenta e una rivoluzione conducono a danni ancora più gravi.
"Resistenza attiva" contro l'abuso del potere statale da parte del governo legittimo sarebbe la difesa organizzata da parte del popolo di stato. Questa difesa può capitare senza o con l'uso di violenza. La dottrina giusnaturalistica guarda la resistenza attiva come un diritto di legittima difesa (un diritto di emergenza) nei casi in cui il bene comune e i suoi rispettivi beni più alti come le libertà più essenziali dei cittadini sono minacciati direttamente da parte del potere statale e in cui tutte le altre possibilità della difesa, cioè le possibilità secondo la costituzione e le possibilità pacifiche, non esistono più. Si tratta dunque di una difesa e non di un attacco, e non si tratta di nessuna iniziativa meramente privata, ma di una azione nel nome della comunità, perché è il bene comune di essa, che viene difeso, sarebbe infatti la difesa organizzata da una parte essenziale del popolo. Le condizioni pretendono una limitazione all'obiettivo della difesa e ai mezzi di una mera difesa nei confronti dell'aggressore. Non viene esclusa la sua uccisione se altri mezzi condurrebbero all'insuccesso dell'uso del diritto alla legittima difesa.60 E deve essere moralmente sicuro che attraverso la resistenza attiva non nasce un malanno ancora più grave che il malanno della tirannia la quale andrebbe eliminata. Inoltre c'è la condizione che la resistenza attiva debba essere veramente organizzata sufficientemente, perché il diritto dovrebbe vincere rapidamente per evitare una guerra civile e il sorgere di una nuova tirannia da parte di gruppi radicali. Ecco perché l'etica sociale giusnaturalistica rammenta la resistenza passiva quale mezzo che corrisponde più al bene comune nella maggioranza dei casi. Ma questa sana scepsi tradizionale non deve evitare che, date le circostanze ed essendo in pericolo i più alti beni di un popolo, potrebbero nascere obblighi all'organizzazione di una resistenza attiva per gruppi in posizioni decisive e obblighi di partecipazione per singoli cittadini. Al riguardo l'etica sociale può circoscrivere situazioni soltanto ipotiteticamente, nella realtà politica i fatti e le condizioni rilevanti per l'applicazione di princípi del diritto naturale sono spesso molto complicati, e inoltre situazioni politiche pretendono spesso decisioni rapide. Per queste cause tante cose discusse spettano praticamente alla decisione della coscienza formata del singolo. Il compito dell'etica è dunque di mostrare il peso di questa responsabilità morale e di sviluppare princípi giuridici rilevanti per queste decisioni.
III.3.6 Il rapporto stato - Chiesa
Tra i diritti dell'uomo che sono fondati nei fini esistenziali e da rispettare da parte dello stato appartengono quelli dell'area religiosa. Secondo Messner anche lo stato stesso possiede un'esistenza religiosa. Guardando l'esistenza umana nella sua piena realtà, la stortura del principio "la religione è cosa privata" viene manifesta. Se vediamo l'assolutezza dei fini esistenziali nell'ambito religioso, è evidente che anche lo stato stesso possiede un'esistenza religiosa, che la religione è anche un'affare pubblico e che lo stato non ha meno obblighi che l'uomo singolo nei confronti di Dio, il creatore della natura ordinata verso lo stato. Un secolarismo di principio trova altrettanto poco una fondazione nella realtà sociale che un anarchismo di principio.61
Messner (nel 1966) è sicuro di non allontanarsi con questo pensiero dalle convinzioni del mondo occidentale, perché anche politici in Inghilterra e negli Stati Uniti avrebbero parlato sul loro stato come uno stato "cristiano", sebbene per la maggioranza della popolazione il culto religioso non è la realtà vissuta, ma la più grande parte dei cittadini possiede una comune sostanza di convinzioni religiose e morali, cioè radicate nella cultura cristiano-occidentale. Uno stato dunque che in seguito alla comune confessione cristiana della netta maggioranza del suo popolo si vede vincolato dalle convinzioni di verità e di valore di questa confessione, riconoscerà almeno nel suo comportamento Dio come fonte di tutto il diritto, incluso quello dell'autorità statale,62 e così la santità e l'inviolabilità dei diritti naturali in ogni ambito; nel suo diritto matrimoniale rispetterà pienamente il carattere sacramentale del matrimonio cristiano; nell'organizzazione scolastica corrisponderà al diritto dei genitori ad un'educazione religioso-morale dei loro figli a base della loro convinzione; nelle istituzioni pubbliche e da esso controllate non solo eviterà influssi dannosi sulla concezione cristiana della vita del suo popolo, ma cercherà anche di sostenere positivamente le idee culturali radicati nella stessa concezione; in un tempo in cui l'eredità della cultura cristiana viene minacciata, lo stato sarà preparato di far valere nella sua politica estera la sua influenza per la protezione di essa e di quella di altri popoli, che stanno nella lotta per l'esistenza cristiana.
Questi princípi menzionati per Messner sono incontestabili teoricamente soltanto, se si pensi ad uno stato il cui popolo resta fedele alla confessione cristiana. Nella comunità statale religiosamente mista lo stato non può confessare e sostenere la religione di una parte del popolo senza che venga portata la coscienza degli altri cittadini in conflitti. Qui c'è il problema della tolleranza dello stato nell'ambito religioso, cioè concretamente:
1.
la libertà della confessione religiosa;
2. la
libertà dell'associazione a base di comuni obblighi e
interessi religiosi;
3. la libertà alla pubblicità
(propaganda) per le convinzioni della propria comunità
religiosa secondo il diritto all'espressione dell'opinione in vigore.
Il diritto al culto libero è strettamente collegato con il diritto alla libertà di coscienza. È un diritto assoluto in quanto è in questione il culto privato. Invece il diritto al culto pubblico è un diritto condizionato, perché non deve essere collegato con esso un pregiudizio contro chiari diritti di altri (per esempio attraverso il sacrificio umano) oppure contro l'ordine pubblico. Il diritto al culto libero significa da una parte: nessuno va obbligato ad un esercizio religioso che contraddice la sua convinzione, neanche se fosse uno della vera religione; d'altra parte nessuno deve essere legittimamente obbligato ad azioni che contraddicono le prescrizioni di una comunità religiosa ossia sono direttamente orientati contro una tale comunità stessa, alla quale lui appartiene per ordine della sua coscienza.63
Nella situazione "mista" lo stato può corrispondere spesso nel miglior modo solo attraverso un regolamento secondo il principio "separazione di stato e Chiesa". Perciò anche la formula "Chiesa libera nello stato libero" può ricevere un senso giusto: che sotto le condizioni date la Chiesa è capace di eseguire i propri diritti originari senza impedimento da parte dello stato. La formula però porta in sé una fallacia, se la libertà dello stato viene compreso come espressione di un indifferentismo religioso di principio (la supposizione che una religione sia così buona come l'altra) o la libertà della Chiesa viene ridotta alla libertà costituzionale del diritto di associazione, cosicché la Chiesa sarebbe equiparata ad un'associazione privata senza considerazione dei suoi compiti che sono riferiti ai fini esistenziali dell'uomo comprendendo l'intera esistenza dell'uomo e nei quali sono anche fondati la missione pubblica e i diritti autonomi della Chiesa.
Se la dottrina giusnaturalistica tradizionale ha sempre mantenuto una competenza universale della Chiesa nell'ambito morale e religioso e dunque in questo senso una posizione superiore della Chiesa, aveva sempre una fondazione logica e incontestabile: appena constano l'ordine gerarchico nei fini esistenziali e la fondazione dei diritti su questi fini, l'autonomia e la superiorità della comunità, i cui compiti risiedono nell'ambito religioso e morale (fini esistenziali assoluti), nei confronti dello stato, i cui fini risiedono fuori la sfera religiose del salute, è evidente. Per la stessa causa almeno i rappresentatori essenziali della dottrina tradizionale hanno mantenuto che la Chiesa non può avere una competenza fuori l'ambito dei fini esistenziali religiosi e morali, cioè nessuna competenza in quel ambito che spetta allo stato attraverso il suo fine della realizzazione delle funzioni fondamentali sociali. La natura della Chiesa stessa dovrebbe pertanto escludere un "clericali