DIRITTO
NATURALE ED ETICA SOCIALE NEL
PENSIERO DI JOHANNES MESSNER (1891 -
1984)
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(Padre
Alex)
PONTIFICIA
UNIVERSITAS LATERANENSIS
Theses ad Doctoratum in Iure Canonico
Alexander Pytlik, Mag. theol. et Dr. iur. can.
DIRITTO NATURALE ED ETICA SOCIALE NEL PENSIERO DI JOHANNES MESSNER (1891- 1984)
Roma 2002
Pontificia
Università Lateranense
Piazza S. Giovanni in Laterano, 4
INDICE GENERALE (come nel libro originale)
PREFAZIONE 12 - 13
0 INTRODUZIONE - CAPITOLO INTRODUTTIVO 15 - 21
I
LA VITA E LE OPERE DI JOHANNES MESSNER (1891 - 1984)
22 - 48
I.1 Il suo sviluppo e i suoi studi fino al 1925 22 - 25
I.2
Il suo influsso in Austria e le prime opere principali (1925 -
1938)
25 - 46
I.2.1 Fino all'assunzione del potere da
Engelbert Dollfuß (1925 - 1933) 25 - 30
I.2.2 Messner sotto il cancellierato del
cattolico Dollfuß e
nel periodo dello
stato autoritario (1933 - 1938) 30 - 41
I.2.2.1 La sua opera "La questione sociale" e il suo
entusiasmo per il
politico sociale Dollfuß
30 - 34
I.2.2.2 Il corporativismo democratico di Messner - le "comunità
di professione" 34 - 39
I.2.2.3 Fino all'ingresso di Adolf Hitler 39 - 40
I.3 Il suo soggiorno in Inghilterra, le sue
principali opere dopo la guerra e
la sua vita per la
scienza (1938 - 1984) 41 - 46
Excursus: Lo sviluppo della sua posizione sul corporativismo 47 - 48
II
LA TEORIA DEL DIRITTO NATURALE IN JOHANNES MESSNER
49 - 154
II.1 La natura dell'essere umano 49 - 52
II.2 La legge naturale 52 - 92
II.2.1 Introduzione 52 - 56
II.2.2 Il criterio di moralità: i fini
"esistenziali"
(existentielle
Zwecke) 56 - 65
II.2.2.1 Uno sguardo generale 56 - 59
II.2.2.2 Ragioni determinanti per usare questo concetto
59 - 63
II.2.2.3 Il triplice ruolo del criterio della moralità 63 - 65
II.2.3 Definizione e contenuto della legge naturale 65 - 69
II.2.4 La legge naturale come natura 69 - 78
II.2.4.1 L'impulso fondamentale della natura umana 70 - 71
II.2.4.2 Il fatto fondamentale del dovere (problema della deontologia)
72 - 74
II.2.4.3 Il fatto fondamentale dell'eudaimonia (dottrina della
realizzazione della felicità) 74 - 78
II.2.5 La legge naturale come legge 78 - 81
II.2.6 Il modo d'effettuarsi della legge naturale 81 - 85
II.2.6.1
La legge naturale come oggetto della cognizione razionale:
giudizi sintetici a priori 81 - 84
II.2.6.2
L'aspetto particolare della possibilità di errore della
ragione
84 - 85
II.2.6.3
La legge naturale come forza operativa (Wirkkraft)
85
II.2.7
L'essenza universale ed individuale della legge naturale e
la non-diversità e diversità nella legge naturale
85 - 87
II.2.8 Unità e multiformità nella legge naturale 87 - 90
II.2.9 Immutabilità e variabilità nella legge naturale 90 - 91
II.2.10
La legge naturale in rapporto alla legge morale cristiana
91 - 92
II.3 La natura della società e il bene comune 92 - 97
II.3.1 La natura sociale dell'uomo 92 - 93
II.3.2 Il fondamento d'essere (Seinsgrund)
della società
93 - 95
II.3.3 Il fine e il compito della società: il bene comune 95 - 97
II.4 L'origine e l'essenza del diritto 97 - 105
II.4.1 L'origine del diritto 97 - 98
II.4.2 L'essenza del diritto 98 - 105
II.4.2.1 Introduzione 98 - 100
II.4.2.2 L'essenza morale del diritto 100 - 103
II.4.2.3 L'essenza peculiare (arteigen) del diritto 103 - 105
II.5 Il diritto naturale 105 - 147
II.5.1 Definizione e contenuto del concetto 105 - 108
II.5.2 La realtà e la conoscenza del diritto naturale 108 - 114
II.5.3 Differenze (dell'esposizione di
Messner) in rapporto alla
dottrina tradizionale
114 - 119
II.5.4 Punti in comune (dell'esposizione di
Messner) con recenti
sforzi di diritto naturale
119 - 122
II.5.5 Fondazione di diritto naturale (secondo
Messner)
122 - 125
II.5.6 Il modo d'effettuarsi / aver effetto
del diritto naturale
125 - 132
II.5.6.1 Il diritto naturale primario 125 - 128
II.5.6.2 Il diritto naturale secondario 128 - 132
II.5.7 Il diritto naturale nel diritto positivo 132 - 139
II.5.8 La giustizia 139 - 142
II.5.9 I diritti umani 142 - 144
II.5.10 Conseguenze dalla storicità,
dalla multidimensionalità e
dalla densità
di socializzazione per la dottrina di diritto
naturale 144 - 147
II.6 Conclusione 147 - 154
III
I FONDAMENTI DELL'ETICA SOCIALE IN JOHANNES MESSNER
E L'APPLICAZIONE DELLA SUA DOTTRINA DI DIRITTO
NATURALE
155 - 219
III.1
Diritto naturale applicato: Riforma sociale ed etica
sociale
155 - 164
III.1.1 La questione sociale 155 - 156
III.1.2 La riforma sociale 157 - 159
III.1.3 Chi ha la competenza per la riforma sociale 159 - 162
III.1.4 Divisione del "Naturrecht" 162 - 164
III.2 Matrimonio e famiglia 165 - 188
III.2.1 Il matrimonio 165 - 167
III.2.2 La famiglia come comunità di vita 167 - 169
III.2.3 La famiglia come comunità economica 169 - 170
III.2.4 La famiglia come comunità di educazione 170 - 174
III.2.5 La famiglia come comunità di casa 174 - 176
III.2.6 La famiglia è cellula della società 176 - 177
III.2.7 La politica demografica dello stato 177 - 183
III.2.8 La successione nella famiglia 183 - 184
III.2.9 L'educazione necessaria alla famiglia 184 - 185
III.2.10 La questione femminile 185 - 187
III.2.11 Conclusioni 187 - 188
III.3 Questioni selezionate 188 - 219
III.3.1 Sulla costituzione dello stato 188 - 193
III.3.2 Ragione di stato 194 - 196
III.3.3 Governo autoritario e sindacato unico:
le condizioni
197 - 200
III.3.4 La fondazione del potere punitivo
dello stato e la valutazione
della pena capitale
201 - 203
III.3.5 Il diritto di resistenza nell'ambito dello stato 203 - 205
III.3.6 Il rapporto stato - Chiesa 205 - 209
III.3.7 Alla nazione e al nazionalismo 210 - 211
III.3.8 La proprietà privata 212 - 216
III.3.9 La giustizia sociale internazionale 216 - 219
IV
JOHANNES MESSNER E L'EVOLUZIONE DELLA DOTTRINA
SOCIALE DELLA CHIESA CATTOLICA 220 - 243
IV.1 Influsso diretto di Johannes Messner fino al 1938 220 - 224
IV.2
Punti restanti dell'ordine corporativo di Messner per la
dottrina sociale 224 - 231
IV.2.1 Il nucleo di principio 224 - 227
IV.2.2 Professione e cultura 227 - 228
IV.2.3 Ancora nessuna "terza" via 229 - 230
IV.3
Influsso permanente di Messner attraverso il lavoro scientifico
dopo
la guerra: il diritto naturale per la dottrina
sociale cattolica
231 - 243
V
CRITICHE - RISPOSTE - PROSECUZIONE DELL'OPERA
DI
MESSNER 244 - 287
V.1
Critiche e risposte concernenti l'opera e la persona di
Johannes Messner prima del 1938 244 - 268
V.1.1 Commentari scelti (prima del 1938)
concernenti l'opera
di Messner 244 - 247
V.1.2 Annotazioni storiche di Messner negli
anni 1964 - 1971
sul tempo problematico tra le
guerre 248 - 255
V.1.2.1 Situazione generale dell'etica sociale 248 - 250
V.1.2.2 All'esperimento dello stato con ordine sociale
corporativo
251 - 255
V.1.3 Commentari al ruolo storico di Messner e
un tentativo
di valutare il rimprovero di esser
stato "austro-fascista"
e ideologo
statale 256 - 268
V.1.3.1 Annotazioni sul concetto di fascismo ed esempi concreti del
giudizio su Messner 256 - 262
V.1.3.2 Annotazioni al rimprovero e al concetto di ideologia -
risultato 263 - 268
V.2
Critiche e risposte concernenti la fondazione del diritto naturale
(Johannes Messner dopo il 1945) 269 - 280
V.3 La fondazione e l'attività della
Johannes-Messner-Gesellschaft in
Giappone e
in Austria 281 - 287
VI CONCLUSIONE E RIASSUNTO 288 - 314
VII BIBLIOGRAFIA 315 - 429
VII.1 Opere di Johannes Messner 315 - 321
VII.2 Saggi, articoli e recensioni di Johannes Messner 322 - 370
VII.3 Opere di autori 371 - 390
VII.4 Saggi e articoli di autori 391 - 427
VII.5 Documenti della Chiesa 428
VII.6 Johannes Messner in internet 429
VII ANNOTAZIONI
*** +++ ***
Durante i miei studi di teologia in Austria (finiti nel 1993), mi si è rivelato la prima volta Johannes Messner come grande scienziato dell'etica sociale e del diritto naturale. I contenuti delle lezioni di Rudolf Weiler, già professore di etica sociale a Vienna, e successore di Johannes Messner, furono tanto interessanti da indurmi ad una ricerca personale per una breve tesi in lingua tedesca che in Austria è prescritta per finire i cinque anni dei cicli di filosofia e teologia. Il lavoro di allora1 aveva lo scopo specifico di scoprire lo sviluppo dell'idea del corporativismo in Johannes Messner, riguardava infatti solamente un aspetto particolare delle sue opere. Mi rendevo conto che mi si offriva una grande possibilità di scoprire scoprire la portata storica di Messner per il cattolicesimo sociale austriaco.
Lo scopo della presente dissertazione in lingua italiana pertanto è quello di sondare anche i fondamenti della sua etica sociale giusnaturalistica, e non soltanto l'aspetto del corporativismo nelle sue opere. Spero di aver saputo presentare un'immagine in un certo senso completa della ricerca e della dottrina di Johannes Messner. Mi pare che questo lavoro sia il primo tentativo (in lingua italiana) di fornire una visione d'insieme di Johannes Messner. La tematica mi sembra molto attuale, pensando per esempio alla discussione su una costituzione europea, al progetto di un "catechismo sociale" della Chiesa Cattolica2 e anche alle parole di Sua Santità GIOVANNI PAOLO II davanti alla Pontificia Academia pro Vita riguardanti il diritto naturale, nel febbraio 2002: "Occorre pertanto un rinnovato sforzo conoscitivo per tornare a cogliere alle radici, ed in tutto il suo spessore, il significato antropologico ed etico della legge naturale e del connesso concetto di diritto naturale."3 A me, Johannes Messner appare come un S. Tommaso del ventesimo secolo per la sua vera somma del diritto naturale, sia dal punto di vista del fondamento, sia dal punto di vista del diritto naturale applicato. Inoltre per il diritto canonico questa somma si presenta come punto di riferimento e di partenza per tutte le problematiche concernenti il diritto naturale tanto primario quanto secondario.
Ringrazio cordialmente il professore Francesco D'Agostino per aver accettato questa tematica proponendomi una ricerca su Johannes Messner. Ringrazio altresì i professori Giuseppe M. Dalla Torre e Rev. P. Reginaldo M. Pizzorni O. P. per aver seguito questo lavoro con grande interesse. Un grazie va anche ai colleghi di studio, Ettore Capra C. O. (Cava de' Tirreni) e Roberto Costamagna (La Morra) e ai professori Heinrich Reinhardt (Coira) e Rosario Carlei (Vienna) per avermi aiutato nel miglioramento dell'espressione italiana in parti scelte del lavoro. Ringrazio specialmente Msgr. Werner Quintens e Msgr. Johan Bonny per la loro generosa ospitalità nell'ambito del Pontificio Collegio Belga nella casa dei Fratelli della Carità a Roma. Ringrazio anche il mio vescovo Msgr. Christian Werner che ebbe l'idea degli studi giuridici a Roma e che aveva previsto sufficientemente tempo e mezzi per completare questa tesi dopo alcuni impegni pastorali. Ringrazio particolarmente i miei genitori Günter e Renate e il mio fratello Andreas che hanno sostenuto a modo loro il periodo di permanenza a Roma con gioia e interesse. Finalmente ringrazio anche la famiglia Stiglmayr per il sostegno della stampa sia di questa tesi sia degli inviti per la difesa della stessa.
BO = l'opera di J. MESSNER sull'ordine corporativo: Die berufständische Ordnung, Innsbruck - Wien - München 1936
NR = l'opera ("la somma") di J. MESSNER sulla dottrina e sull'applicazione del diritto naturale quale etica sociale: Das Naturrecht. Handbuch der Gesellschaftsethik, Staatsethik und Wirtschaftsethik, Innsbruck - Wien - München - Berlin 1/1950 - 7/1984
QA
= l'enciclica "Quadragesimo anno" (1931) di PIO XI,
in internet:
http://www.vatican.va/holy_father/pius_xi/encyclicals/documents/hf_p-xi_enc_19310515_quadragesimo-anno_it.html
SF = l'opera di J. MESSNER sulla questione sociale: Soziale Frage, Innsbruck - Wien - München 1934 - 7/1964
StL = Staatslexikon ("Dizionario politico") della Görres-Gesellschaft
0 INTRODUZIONE - CAPITOLO INTRODUTTIVO
Scrivere una tesi per fornire un'immagine giusta e completa della persona e dell'opera scientifica e spirituale del prete austriaco ed etico sociale Johannes Messner (1891 - 1984) è un progetto arduo. Da una parte, abbiamo le parole del noto professore Arthur Fridolin Utz (1908 - 2001), l'ultimo di una serie di pensatori cattolici di lingua tedesca che a partire dall'epoca tra le due guerre hanno costituito una parte così importante4 del movimento internazionale della dottrina sociale della Chiesa: "Senza dubbio, Johannes Messner fu il più grande filosofo sociale cattolico di questo secolo. Le sue opere non solo parlarono ai suoi contemporanei, ma sopravvivono ai secoli grazie alla loro sistematica. È stupefacente quanto questo modesto scienziato abbia prodotto nell'ampio campo dell'economia, della società e dello stato. Ma è ancora più stupefacente, rilevare come questo scienziato personificava la sistematica della sapienza di vita nel suo proprio essere. Chi ebbe la fortuna di conoscerlo, fu commosso dall'umiltà e dalla intima ricchezza di questo grande spirito. Johannes Messner non conosceva niente che la verità che comprende tutto, la natura, la cultura, il cuore umano e prima di tutto la vita con Dio."5 Dall'altra parte ci troviamo davanti alla grande mole delle sue pubblicazioni prodotte dal 1918 fino al 1981. Queste sono il punto di partenza indispensabile per capire autenticamente e precisamente il pensiero di Johannes Messner. A questo proposito A. F. Utz definisce l'opera Das Naturrecht ("Il diritto naturale") come "la più importante opera standard nel campo della dottrina sociale"6. Partendo da quest'opera e da tutte le altre opere sistematiche di Messner, che verranno analizzate nel corso di questa tesi, cercherò di illustrare i suoi preziosi contributi scientifici. Nell'interpretazione mi sono spesso affidato sia alle pubblicazioni del successore di Messner all'università di Vienna, Rudolf Weiler, sia a quelle del sociologo Alfred Klose7, amico di Messner senza naturalmente prescindere dall'intero lavoro della Johannes-Messner-Gesellschaft ("Società di Johannes Messner") in Austria, che è riuscita a ripubblicare recentemente opere importanti di Johannes Messner.8 Per precisione informo che userò sempre la grafia "ss" nella scrittura del cognome ("Messner" invece di "Meßner") tutte le volte in cui ciò dipendesse da me.9
Il titolo dato a questa tesi mette in evidenza il fulcro della ricerca di Messner durante una vita. Sin dall'inizio fu chiaro per lui come non possa esistere un'etica giusnaturalista che non sia per la sua intera essenza anche etica sociale, e come viceversa non possa esistere un'etica sociale che non sia per la sua intera essenza etica del diritto naturale.10 Sulla base dunque di tutte le fonti possibili, la parte principale della tesi (il capitolo II) si occupa della tematica "LA TEORIA DEL DIRITTO NATURALE IN JOHANNES MESSNER". In esso vengono trattati principalmente la fondazione induttivo-ontologica del diritto naturale secondo Messner, il nesso reale tra legge naturale e diritto naturale, il modo di manifestarsi nell'uomo della legge naturale e il criterio della moralità che Messner riconosce nei fini esistenziali. Conseguentemente vengono affrontati l'origine del diritto e la natura della società e del bene comune. Nella parte strettamente giusnaturalistica sono analizzati il concetto del diritto naturale stesso, alcune differenze sottolineate da Messner nei confronti della dottrina tradizionale come punti comuni a tentativi più recenti di una teorizzazione del diritto naturale ai tempi di Messner. Vengono poi considerati soprattutto la realtà del diritto naturale e i modi d'effettuarsi quale diritto naturale primario (evidente - elementare) oppure secondario (applicato) e dunque i princípi giuridici primari, secondari e terziari, che secondo Messner devono essere distinti chiaramente dalle vere norme giuridiche. Si arriva così al compito odierno dell'etica giusnaturalistica nei confronti del diritto naturale nel diritto positivo, nei confronti delle questioni della giustizia e dei diritti umani. Ho sempre cercato di seguire e di tradurre i pensieri di Messner in modo fedele e ben comprensibile, ma altrettanto in modo sintetico.
Nel capitolo III "I FONDAMENTI DELL'ETICA SOCIALE IN JOHANNES MESSNER E L'APPLICAZIONE DELLA SUA DOTTRINA DI DIRITTO NATURALE" si trattano alcuni esempi molto concreti dell'applicazione del diritto naturale quale etica sociale. Viene chiarito che cosa Messner abbia sempre inteso con i concetti di riforma sociale e di questione sociale. Come esempio d'applicazione fondamentale vengono proposti scientemente il matrimonio e la famiglia. Messner, infatti, ha sottolineato l'importanza dell'uomo quale essere familiare nella sua fondazione fondamentale di legge naturale e diritto naturale. Egli ha analizzato l'esperienza specifica e originaria nella famiglia in riferimento alle verità morali elementari. Queste in quella sede vengono riconosciute specificamente come giudizi sintetici a priori dotati sempre di un contenuto chiaramente determinato (cf. al riguardo il capitolo II). Le questioni scelte dell'etica dello stato, dell'etica sociale e dell'etica dell'economia dovrebbero servire al completamento dell'immagine di un diritto naturale applicato e dei rispettivi princípi terziari della giustizia secondo le visioni di Messner. Le questioni di un governo autoritario e della costituzione statale vengono ci richiamano molto bene le sue determinazioni teoriche di cui al capitolo V (critiche contro Messner) e al capitolo I della tesi, dedicato in particolare alla storia personale dello scienziato.
Nel capitolo I "LA VITA E LE OPERE DI JOHANNES MESSNER (1891 - 1984)" viene dunque seguito la sua storia con particolare riguardo agli aspetti politicamente, ecclesiasticamente e socialmente significativi, utilizzando tutte le fonti disponibili, ma specificamente i risultati dell'ultima ricerca, dell'autore stesso, concernente il vero ruolo di Messner all'interno del cosiddetto stato corporativo (Ständestaat) di carattere cristiano-autoritario. Emerge che Messner, negli anni '30 fino all'ingresso di Hitler, diventa sempre più consigliere e guida per non pochi politici cristiano-sociali dello stato autoritario, sebbene esprima un chiaro rifiuto per uno stato corporativo veramente totalitario e gerarchico nel senso dell'architettura universalistica di Spann e auspichi la necessità di una riforma corporativa "partendo da sotto". Il suo entusiasmo personale per il cancelliere austriaco Dollfuß, assassinato dai nazionalsocialisti, e la sua attività di pubblicatore, come principale responsabile, di un mensile per la cultura e la politica (Monatsschrift für Kultur und Politik) dal 1936 al 1938 per conto del cancelliere successivo Schuschnigg, conducano quasi automaticamente ad una fuga inevitabile davanti ai nazionalsocialisti. Il suo soggiorno forzato in Inghilterra favorisce un'ulteriore attività in cui egli può familiarizzare specialmente con i metodi delle scienze empiriche. Dopo la seconda guerra mondiale è, dunque, messa in primo piano la produzione scientifica di Messner, naturalmente sensibilizzata attraverso l'esperimento concreto di un ordine corporativo austriaco contenente riferimenti troppo spensierati al "diritto naturale". Questo è Messner ante 1938 che aiuta con evidenza i vescovi austriaci, nel loro annuncio sociale, con formulazioni dirette, condizionate dalla sua interpretazione sociale-realistica delle encicliche Rerum novarum e Quadragesimo anno (= QA), che assume dopo la guerra chiaramente un influsso generale e mondiale attraverso la sua sistematica somma sociale (cf. al primo posto Das Naturrecht e Die soziale Frage) quale fondazione giusnaturalistica e punto di riferimento di un ulteriore sviluppo della dottrina sociale della Chiesa. Così si tocca il contenuto del capitolo IV "JOHANNES MESSNER E L'EVOLUZIONE DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA CATTOLICA", nel quale si vede chiaramente Messner pronunciarsi sempre contro un riferimento troppo teologico per la fondazione della dottrina sociale cattolica. Non si dovrebbe dimenticare che una teologia sociale per la discussione di problemi sociali può trovare risonanza soltanto in una società ideologicamente pluralista, in quanto c'è la fede da cui nasce, mentre una dottrina sociale principalmente fondata sul diritto naturale rinnovato nel senso di Messner normalmente non conosce questo problema, seguendo evidentemente la logica dell'enciclica Pacem in terris.11
Nel capitolo V "CRITICHE - RISPOSTE - PROSECUZIONE DELL'OPERA DI MESSNER" si vedranno estratti scelti di critica ricevuta, sia in riferimento alla persona di Messner (prima della seconda guerra mondiale), sia in riferimento a singole opere ossia all'opera giusnaturalistica intera di Messner. Si registreranno nello stesso tempo alcune risposte autentiche di Messner stesso, che potremmo definire "critica della critica". Si parla anche della discussione interessante intervenuta con quella teologia morale tedesca, che parzialmente dell'opinione di essere in grado di prescindere da una fondazione giusnaturalistica tradizionale, sembra scegliere dunque nuovi "elementi sostitutivi".
Possiamo concludere pertanto che Messner è rimasto fedele fino alla sua morte (+ 12 febbraio 1984) al suo approccio sociale-realistico di un rinnovamento e di una comprensione migliore del diritto naturale quale etica sociale sistematica. Pertanto non è senza motivo, che in aree linguistiche nettamente diverse (cf. per esempio fondazione di una "Società di Johannes Messner" in Giappone!), si ricorra sempre di più all'opera di Messner quale fonte autorevole di informazione per la scienza e la prassi del diritto naturale nella società, nello stato e anche nella Chiesa, il cui ordinamento riconosce il diritto naturale come una fonte importante del diritto.12
I LA VITA E LE OPERE DI JOHANNES MESSNER (1891 - 1984)
I.1 Il suo sviluppo e i suoi studi fino al 1925
Johannes Messner nacque il 16 febbraio 1891 a Schwaz nel Tirolo (Austria) primo di tre figli.13 Il reddito del padre minatore non era sufficiente al sostentamento familiare e perciò anche sua madre fu costretta a lavorare presso una manifattura di tabacchi. Nel suo famoso libro Die soziale Frage ("La questione sociale") Messner stesso ha ricordat queste condizioni di vita che erano caratterizzate dalle fatiche, ma anche dalla gioia propria di una famiglia di lavoratori di quel tempo.14 Dopo aver frequentato la scuola elementare a Schwaz, i genitori lo mandarono al liceo "Vinzentinum"15 a Bressanone (= Brixen) perché egli voleva diventare prete. La situazione reale della sua famiglia aveva suscitato nel giovane Messner un interesse vivo per le questioni sociali, tanto che egli si procurò un libro, del gesuita Joseph Biederlack, sulla questione sociale.16
Dopo la maturità Messner cominciò i suoi studi accademici alla facoltà teologica di Bressanone (1910 - 1914), dove il professore di teologia morale, Sigismund Waitz, più tardi vescovo di Feldkirch (per il territorio di Vorarlberg e del Tirolo) e poi arcivescovo di Salisburgo, ebbe un influsso importante per lo stesso: "Egli ampliò le visioni su quanto in futuro si sarebbe deciso pro o contro il cristianesimo nell'ambito dell'ordine sociale. Ciò che di questo pensiero mi ha profondamente stimolato per un lavoro nell'ambito delle scienze sociali era: perché non sarebbe potuto essere possibile, nello sforzo per il progresso economico e sociale nonché per il benessere crescente dei lavoratori, creare in concordia e intesa i presupposti per rendere possibile alla maggioranza delle famiglie quella benedizione di una vita immensamente felice come era la nostra? Inoltre era determinante un certo malessere in capo a qualche corrente influente, che secondo me si fidava troppo di un pathos sociale d'accusa e di un idealismo sociale esigente."17 Msgr. Waitz suggerì a Messner l'opera Die soziale Frage ("La questione sociale") di Franz Martin Schindler18, professore di teologia morale a Vienna fino al 1918, che aveva riservato nella sua dottrina un posto importante al corporativismo.
Dopo l'ordinazione sacerdotale e sei anni di cura animarum nel Tirolo19, Messner fu consigliato, nel 1920 dal prelato e politico Aemilian Schöpfer, presidente della casa editrice Tyrolia, di studiare, a Monaco (= München) per quattro anni, economia politica e sociologia. Già nel 1918, col permesso del suo vescovo, aveva potuto cominciare i suoi studi in giurisprudenza a Innsbruck. Il 10 luglio 1922 conseguì il dottorato utriusque iuris e il 20 maggio 1924 il dottorato oeconomiae publicae. Nella sua tesi di laurea Wilhelm Hohoffs Marxismus - Studien zur Erkenntnislehre der nationalökonomischen Theorie ("Il marxismo di Wilhelm Hohoff - studi per la dottrina della conoscenza della teoria dell'economia politica", Monaco)20 si occupò criticamente dell'idea di un socialismo cristiano. Gli anni trascorsi a Monaco influenzarono lo sviluppo ulteriore di Messner, i professori rimasero importanti per tutto l'arco della sua vita. Adolf Weber e Otto von Zwiedineck-Südenhorst gli mostrarono la portata dei fatti economici e lo introdussero alle connessioni dell'economia politica. Max Weber risvegliò il suo interesse sociologico. Anche Jakob Strieder e il filosofo Max Scheler ebbero su di lui un certo influsso.
Messner svolse anche una piccola attività artistica. Scrisse il testo di un'opera a soggetto biblico (Hadassa, il dramma di Ester); suo fratello Joseph Messner, a lungo direttore d'orchestra nella cattedrale di Salisburgo, compose la musica di quest'opera.21
I.2 Il suo influsso in Austria e le prime opere principali (1925 - 1938)
I.2.1
Fino all'assunzione del potere da Engelbert Dollfuß
(1925 - 1933)
In un tempo economicamente ed ideologicamente sempre più difficile Msgr. Waitz richiamò Messner, il suo studente di allora, da Monaco a Feldkirch (Vorarlberg). A causa della sua ampia formazione nelle scienze sociali, Msgr. Waitz lo pregò di aiutarlo ad elaborare con lui una prima stesura di una lettera pastorale sulla soluzione dei problemi sociali impellenti. Un vescovo austriaco rilevò che il testo elaborato sconfinava troppo nell'ambito sociale e così i vescovi scelsero una versione più moderata.22 Per Messner questi Lehren und Weisungen der österreichischen Bischöfe über soziale Fragen der Gegenwart, vom 1. Adventsonntag 1925 ("Insegnamenti e direttive dei vescovi austriaci su questioni sociali del presente, della prima domenica d'Avvento 1925") introdussero un nuovo periodo della riforma sociale cristiana in Austria.23 La lettera pastorale aveva parlato così chiaramente delle conseguenze negative del capitalismo di allora che portò alla cosiddetta "Dichiarazione di Colonia" (Kölner Erklärung) dell'episcopato renano con le relative obiezioni.24 Però, la manifestazione dell'episcopato austriaco nel gennaio del 1930 confermò definitivamente l'interpretazione moderata della lettera pastorale del 1925: anche se il "mammonismo" dominante venne condannato duramente, non vennero condannati né proprietà privata dei mezzi di produzione né l'ordine sociale presente (come ordine in sé cattivo).25 Con questo contenuto la vicinanza dei vescovi al realismo sociale di Messner è già documentata (oppure al cosiddetto "solidarismo cristiano"), anche perché nella stessa manifestazione dei vescovi si giudicò il congresso cattolico-sociale del 1929 in concordanza con la dottrina della Chiesa. Messner stesso aveva tenuto una relazione sull'azione cattolica e aveva scritto chiaramente: "Il concetto di realtà della riforma sociale cristiana esclude sia una comprensione idealistica sia una comprensione romantica della realtà"26.
Così abbiamo visto che Messner si muove nelle correnti realistiche del cattolicesimo sociale dell'Austria e della Germania. Si trattava della posizione del realismo sociale che dentro la società esistente, partendo però anche dalla causa fondamentale, vuole risolvere la questione sociale attraverso le riforme. Questo realismo è accompagnato da competenza sociale e argomentazione scientifica.27 Considerando l'Austria, possiamo ritenere che questa posizione sia anche quella dell'azione cattolica, che seguendo i princípi dell'episcopato e partendo dai princípi fondamentali del solidarismo cristiano, vuole chiarire il fondamento della questione sociale e raggiungere un'unità nell'essenziale di fronte a correnti differenti.28 Accanto ai gesuiti tedeschi, Gustav Gundlach e Oswald v. Nell-Breuning, Messner è il principale rappresentante di questo realismo in Austria, che però non collima con ogni dettaglio scientifico del solidarismo come sistema sociale.29 Possiamo classificare come appartenenti alla corrente realistica in Austria sia il prelato e cancelliere federale Msgr. Ignaz Seipel, sia Josef Dobretsberger, Richard e Hans Schmitz, Msgr. Sigismund Waitz, Franz Zehentbauer e Ferdinand v. Westphalen.30 In senso organizzato venne rappresentato il realismo sociale anche dal Volksbund der Katholiken Österreichs.
Dal 1925 al 1933 Messner fu redattore capo oppure coeditore del settimanale di cultura, politica ed economia politica Das Neue Reich ("Il nuovo regno").31 Questo settimanale offriva a Messner una piattaforma ideale per presentare le sue idee al grande pubblico e per ottenere contatti con personaggi importanti dell'economia e della politica. Già nel 1926 Messner, commentando un libro di Theodor Brauer, indicò come fondamento della riforma sociale l'analisi spregiudicata all'ambiente concreto e al periodo nel suo complesso. Una critica necessaria dell'ordine economico non deve condurre al rifiuto totale dell'ordine esistente come sembrano intendere certi critici con ideali sia medievali, sia proiettati al futuro, spesso provocando cecità di fronte ai compiti contingenti e più importanti. Così come Brauer, Messner ritiene che la via della riforma sociale cristiana debba partire dal contratto collettivo di lavoro per raggiungere la comunità del lavoro. La famiglia, la professione e il popolo dovrebbero essere le tre grandi comunità, essenziali per la pace sociale.32
Dopo la morte del fondatore del solidarismo economico, Heinrich Pesch, Messner sottolinea come non ci sia un "sistema economico cattolico", e come sarebbe decisiva l'applicazione moderna dei princípi della legge morale cristiana anche di fronte all'economia attuale.33
Nonostante la sua posizione nell'ambito del settimanale Neues Reich, Messner riuscì, nel 1927, a sostenere l'abilitazione alla libera docenza presso la facoltà teologica dell'Università di Salisburgo con una relazione (già tenuta a Coblenza in Germania), adesso completamente elaborata, che porta il titolo Sozialökonomie und Sozialethik ("Economia sociale ed etica sociale"). Con questo lavoro egli vuole dimostrare quanto il teorico economico possa offrire all'etica dell'economia; il suo lavoro fu la conferma di una posizione originale e autonoma nell'ambito del realismo sociale in Germania e in Austria. In questa relazione possiamo riscontrare il motivo per cui Messner non fonda la sua esposizione primariamente nella solidarietà, bensì nell'idea della comunità. L'idea della comunità è un'idea originaria dell'etica sociale, mentre la solidarietà si configura come un più concreto principio dedotto. Quell'idea esprime meglio l'orientamento necessario verso il bene comune; l'idea di solidarietà, vista soprattutto come riequilibrio tra interessi (Interessenausgleich) potrebbe esprimere un certo utilitarismo. Infine, l'idea di comunità sottolinea maggiormente la dimensione dell'etica sociale nell'economia. Messner è convinto che il compito principale dell'etica sociale sia quella di dimostrare un collegamento reale di tutte le parti sociali nell'economia (nelle sue singole forme) come compito etico: come una comunità naturale possa diventare una comunità etica. Con la sua abilitazione divenne più chiaro lo sforzo scientifico di Messner per un corporativismo realistico, con un concetto attuale di Stand (corporazione) che avrebbe dovuto assumere naturalmente una funzione di ordine tra individuo e stato, soprattutto nella concorrenza economica, ma che avrebbe dovuto servire anche ad una nuova etica della professione.34
Il fatto che il libero docente Messner fosse invitato a stilare tredici voci (tra queste: "Questione sociale", "Politica sociale", "Riforma sociale", "Liberalismo", "Marxismo") nella quinta edizione (1931) del famoso Staatslexikon ("Dizionario politico") della Görres-Gesellschaft35 dimostra la stima di cui godeva Messner anche oltre i confini del cattolicesimo sociale austriaco.
I.2.2
Messner sotto il cancellierato del cattolico Dollfuß
e nel periodo dello stato autoritario
I.2.2.1 La sua opera "La questione
sociale" e
il suo entusiasmo per il politico sociale
Dollfuß
Alla fine del 1933, Messner divenne veramente noto grazie alla sua prima famosa opera Die soziale Frage ("La questione sociale"), stampata già in quarta edizione nel 1934.36 Questo libro ebbe anche un certo influsso sul cancelliere federale Engelbert Dollfuß che voleva trasformare lo stato e la società secondo lo spirito dell'enciclica QA (1931)37, però nella linea di interpretazione di Msgr. Seipel. Questi aveva sempre sostenuto che uno stato forte, con autorità, che poteva occuparsi dei compiti propri ed essenziali di se stesso fosse la conseguenza vantaggiosa di una società ordinata corporativamente (cf. QA, n. 8038).
Accanto al sostegno del principio di corporazione (affine al principio di sussidiarietà) Messner si impegna a favore del principio di parità tra lavoratori e imprenditori, anche politicamente, come fece per esempio direttamente nel maggio 1933 presso un circolo di filosofi cattolici per la riforma della costituzione. Ebbe una controversia con un discepolo della scuola universalistica di Othmar Spann, che voleva sottolineare il principio di gerarchia per l'ordine corporativo nella nuova costituzione (prendendo come esempio la Chiesa quale "più grande organizzazione corporativa esistente") invece del principio di parità che venne criticato come principio "non-corporativo" dal punto di vista universalistico.39 Il 30 aprile 1934, un giorno prima dell'annuncio della nuova costituzione austriaca, Messner rappresentò il cancelliere Dollfuß presso il convegno cattolico-sociale. Il titolo della sua relazione per interpretare i pensieri del cancelliere fu: Der Staatswille des katholischen Österreich ("La volontà statale dell'Austria cattolica").40 E siccome manca di fatto la parola Ständestaat ("stato corporativo") nella costituzione del 1° maggio 1934, "mancanza" che venne criticata dalla scuola universalistica, si assume che l'influsso della scuola realistica di Messner fu certamente preponderante nell'ambito della nuova costituzione. Messner fu uno dei consiglieri di entrambi i cancellieri, precedenti al Terzo Reich, per la costruzione corporativa dell'Austria.
Dopo l'assassinio di Dollfuß, Messner scrisse un libro, a carattere popolare41, sul cancelliere cattolico in cui rilevò le sue vere speranze, collegate all'esperimento della costruzione di un nuovo stato cattolico-sociale, con una società ordinata corporativamente (= "veramente democraticamente"), in Austria. Il cancelliere venne descritto come duce reale e cattolico contrapponendolo implicitamente alla figura di Adolf Hitler che non avrebbe avuto qualità né morali né caratteriali per diventare il capo di una grande nazione. L'elogio di Dollfuß partì dalla cosiddetta Selbstausschaltung ("auto-eliminazione") del parlamento e del parlamentarismo dei partiti fino ad arrivare alla nuova costituzione dell'Austria. In questo non troviamo nessuna critica alla mancanza di democrazia nell'accezione odierna. Certo, Messner fu cosciente della problematica di collegare la via austriaca direttamente con l'enciclica QA. Secondo lui, l'enciclica aveva indicato il fondamento per un ordine corporativo della società (e non direttamente dello stato). Però, l'interpretazione dell'enciclica un po' unilaterale di Seipel, ebbe un peso così forte nel cattolicesimo politico austriaco degli anni '30, che neanche Messner rilevò un contrasto diretto tra l'enciclica e il programma concreto dei governi Dollfuß e Schuschnigg. Dallo stesso libro su Dollfuß si potrebbe dedurre che anche Messner volesse sostituire i partiti politici (= comunità intermedie "artificiali" per qualche necessità) con le corporazioni di professione (= comunità preindicate dalla legge naturale). Soltanto con la sua grande opera sull'ordine corporativo del 1936 sembra venga chiarito che nella sua teoria i partiti sarebbero potuti esistere anche accanto alla cosiddetta "democrazia di corporazioni" (Ständedemokratie), concetto, quest'ultimo, che enuncia autenticamente l'impostazione di Messner, perché in esso è più chiara la differenza tra ambito statale e ambito sociale secondo QA.42 Comunque, sembra rafforzata anche da parte di Messner l'interpretazione della QA, n. 8043, nel senso di un consiglio diretto di un ordine statale sulla base del principio autoritario, inteso in senso vasto.44
Ad una conferenza internazionale a Vienna nel 1935, che trattò dell'ordine corporativo nell'ambito della settimana sociale, Messner si vide obbligato a difendere l'esperimento austriaco contro critiche straniere (l'Austria sarebbe stata una dittatura corporativa moderata). Messner faceva riferimento al cancelliere assassinato, che avrebbe sempre usato parole contro il fascismo. Difese inoltre il sindacato unico in Austria, che nonostante il suo status, avrebbe comunque fatto sì che si raggiungesse il fine giuridico (Rechtszweck) della rappresentanza dei lavoratori, e questo sarebbe stato decisivo dal punto di vista del diritto naturale.45 Messner si trovò così ideologicamente integrato nello stato austriaco di allora, ma si oppose sempre contro una cancellazione totale (in senso universalistico o fascista) del principio democratico. Messner rappresentò così la linea di uno stato autoritario (grazie al corporativismo della QA) includendovi elementi sociali di sviluppo democratico e di diritto alla co-determinazione del popolo, escludendo così di fatto lo stato totalitario. Per lui, però, questo diritto generale alla co-determinazione come "democrazia nel suo senso sopratemporale"46 non fu determinato dal punto di vista organizzativo. Ancora dopo la seconda guerra mondiale, Messner voleva che la democrazia puramente formale venisse completata dalla democrazia sociale.47
I.2.2.2
Il corporativismo democratico di Messner -
le "comunità
di professione"
Nel 1936 Messner pubblicò la sua seconda opera importante prima della seconda guerra mondiale Die berufständische Ordnung ("L'ordine corporativo"), in cui venne descritto profondamente (in sei grandi capitoli) l'ordine corporativo soprattutto di fronte all'ordine statale, economico e sociale.48 Egli non vuole tuttavia presentare un piano di costruzione fisso e compiuto, ma soltanto ricavare leggi efficaci per il terreno completamente nuovo della scienza sociale e della riforma sociale. A Messner mancò, purtroppo, un esempio pratico di un ordine corporativo vero e reale.
Il nostro autore all'inizio sottolinea: "Lo stato è la comunità del suo stesso popolo indirizzata alla realizzazione dei fini comuni; la società è l'insieme delle comunità, rivolte alla realizzazione dei fini propri, preposte a questo dalle in sé presenti unità di vita intra- ed extra-statali."49 I rapporti di dipendenza sono inconciliabili per Messner con il pensiero corporativo; la corporazione deve fondarsi sull'attribuzione di prestazioni sociali (gesellschaftlichen Leistungen) e non concentrarsi sulla predominanza di un ceto, che abbia privilegi in virtù di incarichi politici. La comunità professionale di prestazione (berufliche Leistungsgemeinschaft) ha una responsabilità tanto di fronte alla società quanto di fronte ai suoi membri. Per Messner questa comunità sarebbe una "corporazione di diritto pubblico" nella quale l'ordine vincolante e la forza di ordine per tutti i membri, risiedono nel diritto proprio della stessa persona federativa (Verbandsperson). "Nella società corporativa, la disputa di interessi opposti rimane sempre una questione dell'essere efficiente dell'ordine esistente che si deve dimostrare nell'accordo pacifico di questi contrasti."50 L'ordine corporativo non sarebbe quindi soltanto un sistema di legami; le comunità elementari di prestazione sarebbero anche i migliori difensori dei loro propri diritti di libertà e di quelli della singola persona. Evitando gli influssi negativi della concorrenza sregolata, della lotta di classe e della lotta politica dei partiti, la società corporativa sarebbe relativamente più costante e consolidata della società individualistica dell'ottocento, senza per questo eliminare le forze moventi della libertà creatrice.
Messner si mostra critico verso l'universalismo di Spann, per esempio nella possibilità della sussistenza dell'ordine corporativo insieme alla democrazia. La democrazia non potrebbe essere né respinta nel nome dell'ordine corporativo, né sostituita facilmente dall'auto-amministrazione corporativa. La democrazia non è, semplicemente e soltanto, l'auto-amministrazione corporativa. Però, egli ritiene la questione stessa di secondaria importanza - non è importante se la partecipazione del popolo di stato (di tutti i membri dello stato) all'organizzazione e all'amministrazione della collettività (Gemeinwesen) si realizzi attraverso organismi di rappresentanza eletti direttamente, oppure (soltanto) attraverso organismi corporativi di rappresentanza. Con questo concetto di democrazia Messner veniva a trovarsi sempre contro tutte le tendenze totalitarie nel cosiddetto "stato corporativo" austriaco. Ha cercato di dare un suo significato alla parola "stato corporativo", spesso usata nella politica, essendo conciliabile soltanto in tal modo con la sua idea di ordine sociale. Nonostante questa interpretazione, non ha mai usato il termine stesso senza riserve e ha sempre indicato due forme sbagliate dello "stato corporativo", cioè identificazione totale di stato e società oppure il corporativismo puro senza vedere lo stato nella sua realtà propria.
Per Messner, l'ordine corporativo come tale non significa né direttamente l'ordine statale né direttamente l'ordine economico, ma significa sempre l'ordine della società con chiare ripercussioni sia per l'ordine statale sia per l'ordine economico. "L'ordine corporativo non include nessun sistema economico, ... perché può dare il giusto ordine a differenti forme di economia."51 Così, una cosiddetta "via terza" in senso proprio non è mai stata presentata da Messner, neanche una semplice mescolanza oppure una semplice imitazione di certe forme storiche. Per lui è di primaria importanza che l'economia sia condotta al suo ordine naturale, poiché "grazie" all'economia sono più efficaci le forze distruttive dell'individualismo nel intero corpo della società. C'era il compito di dare l'ordine retto alla forma capitalista di economia (cf. QA, n. 101). Lo stato ha un primato di fronte all'economia, però sempre e soltanto secondo la norma oggettiva del bene comune. Responsabilità e controllo sono, per Messner, i poli decisivi per l'ordine della concorrenza. L'ordine corporativo deve allo stesso tempo provvedere a mantenere la concorrenza e a obbligare la concorrenza al vincolo normativo del bene comune.
Per Messner, società classista e lotta di classe comportano che i contrasti economici di interesse non siano più sottoposti alle forze dell'ordine di comunità (giustizia sociale) e al collegamento di comunità (amore sociale). Innanzitutto dovrebbe essere data la funzione di ordine di nuovo al diritto, "i contrasti di interesse così devono essere obbligati all'accordo sotto il pensiero del diritto. Inoltre, deve diventare efficiente di nuovo il collegamento sociale della comunità nella vita lavorativa, gli interessi opposti devono essere tenuti alla subordinazione sotto il bene comune corporativo e statale."52 Questo sarebbe il compito dell'ordine corporativo nell'ambito economico-sociale. Si dovrebbe raggiungere l'integrazione sociale e la sproletarizzazione dei lavoratori attraverso l'assicurazione economica dell'esistenza (per esempio il guadagno secondario in propri centri residenziali Nebenerwerbssiedlungen) e sulla via della parità giuridica (per esempio attraverso commissioni paritarie e la comunità tariffaria). Le commissioni corporative per Messner dovrebbero essere organi delle corporazioni, non le corporazioni stesse. Le organizzazioni sociali di auto-aiuto o iniziativa personale (come i sindacati) conserverebbero un significato anche in un ordine corporativo pienamente sviluppato (= "stato finale"), però sotto cambiamento della loro posizione giuridica e della loro sfera di competenza. "Comunque, principalmente è certo che la posizione nel diritto pubblico (giuridicamente pubblica) spetta soltanto alle organizzazioni corporative."53 Per un cosiddetto periodo transitorio Messner si mostra flessibile.
Messner vede le imprese come cellule di questa costruzione corporativa, concernente soprattutto l'esperienza più diretta del collegamento sociale, ma sottolinea allo stesso tempo che la funzione di ordine dovrebbe risiedere nella rispettiva comunità di professione intera. Ciò sarebbe un'esigenza del senso stesso dell'ordine corporativo, come divisione strutturativa (Gliederung) secondo comunità sociali di prestazione (nach gesellschaftlichen Leistungsgemeinschaften). Lo spostamento, della funzione di ordine verso l'impresa stessa, sarebbe collegato con il pericolo di differenze probabilmente più grandi nel singolo settore economico e con il pericolo di forti contrastanti economici e sociali, naturalmente sempre nuovi nella singola impresa. Grazie alla corporazione e alla sua funzione di ordine, il pensiero di comunità può entrare nell'impresa.
Infine, l'ordine sociale corporativo sarebbe anche il fondo di quel vero conservativismo che si vede obbligato ai valori culturali genuini e agli ordini naturali per la vita del popolo, dello stato e della società. "La strutturazione corporativa del popolo deve rendere efficaci, nell'intero corpo del popolo, le forze, formando comunità e partendo dal collegamento nella prestazione professionale (von der beruflichen Leistungsverbundenheit) in cui il popolo adempie i suoi compiti di vita e di cultura."54 Fino al 1938 Messner si occupa scientificamente di un ordine corporativo di professione nella società, non soltanto con conseguenze nell'economia.55 Non vuole mai proporre una cosiddetta "terza via", lontana dalla realtà sociale, ma vuole indicare anche nelle sue opere prima della guerra mondiale le possibilità reali di applicare i princípi di ordine sempre validi.56
I.2.2.3 Fino all'ingresso di Adolf Hitler
Su desiderio del successore di Dollfuß, del cancelliere Kurt von Schuschnigg, Messner pubblicò la Monatsschrift für Kultur und Politik ("Mensile di cultura e politica") dal 1936 fino al 1938. Già nel 1935 diventò professore straordinario per l'etica e le scienze sociali a Vienna. E nel 1938 pubblicò anche un'altra edizione (la quinta), riesaminata e ampliata, della sua Soziale Frage, che naturalmente si riferì più volte all'opera sull'ordine corporativo del 1936. Messner pensa sempre più realisticamente che il principio di costruzione corporativa (di professione) non si realizzi sempre con la stessa chiarezza nella società. Nella nuova costituzione dell'Austria Messner vide realizzato pienamente (almeno teoricamente) i veri princípi della democrazia.57 Egli spera che, dopo qualche anno, il nuovo stato meriti veramente il nome "democrazia corporativa" (Ständedemokratie).
I vescovi austriaci tennero conto della linea scientificamente fondata di Messner nel loro magistero sociale, non soltanto in concomitanza della lettera pastorale del 1925, ma fino al 1938. Nel 1938 Messner fu pregato di progettare un testo per i vescovi austriaci in cui venisse condannato l'ingresso di Hitler in Austria. Però, i vescovi non usarono il testo presentato.58 Nel luglio 1938 Messner dovette rifugiarsi in Svizzera59 per sfuggire all'arresto da parte dei nazionalsocialisti e in seguito, nel corso del medesimo anno trovò poi asilo in Inghilterra.
I.3 Il suo soggiorno in Inghilterra, le sue principali opere
dopo
la guerra e la sua vita per la scienza
(1938 - 1984)
Nell'Oratorio di Birmingham - famoso a causa del cardinale Newman - ebbe il tempo di elaborare per 10 anni (sin dal 1939) il suo libro più conosciuto Das Naturrecht ("Il diritto naturale") che venne pubblicato primo in lingua inglese (traduzione) e nel 1950 in lingua tedesca.60 In Inghilterra Messner conobbe soprattutto i metodi della ricerca empirica. Nella prefazione del luglio 1949 (Birmingham) alla sua prima edizione dell'opera Naturrecht, Messner stesso dà una spiegazione interessante: "Forse posso aggiungere per i lettori della mia 'Soziale Frage' (ultima edizione 1938, esaurita) che gli studi e i lavori portati avanti per questo ultimo libro, non hanno contraddetto le posizioni fondamentali raggiunte nella 'Soziale Frage' che continuano ad esser valide. Però, credo di poter affermare che sia uscito essenzialmente da quel lavoro di allora nella fondazione sicura di queste posizioni e nelle soluzioni pratiche, partendo dal tentativo in parte di una nuova fondazione del diritto naturale fino al tentativo di una esposizione delle linee fondamentali per un sistema economico che trascenda ugualmente sia il capitalismo sia il socialismo."61 Messner in Inghilterra scopre che la solita fondazione metafisica dell'etica e della filosofia del diritto è estranea al modo di pensare anglosassone, che si riferisce più direttamente all'esperienza. Per questo Messner cerca una fondazione più vicina all'esperienza. Messner vuole lasciar parlare l'esperienza stessa nella fondazione della natura dell'uomo. Di questo parlerò appresso.62
Sin dall'anno 1949 Messner opera di nuovo come professore straordinario per l'etica sociale all'Università di Vienna (6 luglio 1956: professore ordinario; fino al 1962), però su desiderio proprio sempre solo per un semestre in quanto resta fedele, per anni, al lavoro silenzioso nell'Oratorio di Birmingham63, cui dobbiamo la ricchezza della sua produzione scientifica. Negli anni dal 1947 al 1949 avrebbe potuto accettare anche una cattedra universitaria a Münster64, l'unica cattedra di dottrina sociale cristiana nella Germania di allora, fondata già nel 1893 con Franz Hitze. Dopo la morte di Heinrich Weber la facoltà teologica cerca di convincere Johannes Messner a sostituirlo, andato a vuoto il tentativo di procurarsi il famoso Joseph Höffner, in quanto privo del permesso del suo vescovo di lasciare Trier fino al 1951. Messner declinò l'offerta per svariati motivi: innanzitutto doveva terminare la sua opera più importante Das Naturrecht ossia Social Ethics, inoltre si sarebbe sottoposto a un sovraccarico di lavoro a Birmingham e avrebbe acquistato la cittadinanza inglese nel frattempo. In seguito venne l'accordo con l'Università di Vienna, ma nonostante tutto nel 1949 Messner era pronto a lasciare Inghilterra per un certo periodo, vista l'importanza della cattedra per tutto il cattolicesimo sociale del dopoguerra. Si augorò comunque sino all'ultimo che la prendesse Höffner.
Nonostante la sua capacità di presentare le cose oralmente in modo convincente, egli confide maggiormente nella parola scritta, soprattutto attraverso libri sistematici, per l'efficacia dei suoi pensieri scientifici. Fino al 1980 (quattro anni prima di morire) abbiamo di lui 27 libri ed opuscoli nonché più di 400 saggi su questioni particolari oppure su nuovi libri (recensioni). Tutto questo fu possibile soltanto grazie al suo rigoroso stile di vita avendo sempre uno stretto ordine di giorno.
Nelle Widersprüche in der menschlichen Existenz ("Contraddizioni nell'esistenza umana")65 Messner analizza la discordia dell'uomo moderno indicando, allo stesso tempo, le possibili fonti di un rinnovamento morale. Nel 1954, nella sua Kulturethik ("Etica della cultura"), viene annunciata una terza edizione del suo libro scientifico sull'ordine corporativo (prima e seconda edizione: 1936, ²1937), che però sembra non essere stata realizzata, anche perché avrebbe considerato una tematica, in un certo senso, sempre meno attuale.66 Nel 1955 Messner presentò il compendio dell'intera etica, la sua Ethik.67 Dovette lavorare molto per le nuove edizioni del suo Naturrecht (1966: già la sesta edizione con più di 1300 pagine) e della sua Soziale Frage (1964: già la settima edizione con più di 700 pagine). Malgrado ciò in quegli anni pubblicò anche altri libri: nel 1961 Der Funktionär ("Il funzionario o l'incaricato"), un'analisi sulla posizione chiave della "professione decisionale" nella società moderna e nel sistema politico68; nel 1962 Das Gemeinwohl ("Il bene comune") sull'ordine del bene comune come riassunto delle sue tesi fondamentali su questa problematica complessa69; nel 1964 anche uno studio sull'imprenditore proprio70 e nel 1975 una collezione dei saggi scritti dal 1965 al 1974 titolata Ethik und Gesellschaft ("Etica e società")71.
Messner venne onorato sia con scritti commemorativi al 70o72, 80o73, 85o74 e 90o75 compleanno, sia con la concessione di cinque dottorati honoris causa (Vienna: Dr. theol.76; Friburgo i. B.: Dr. rer. pol., Leuven: Dr. sc. pol. ac soc.; Innsbruck: Dr. rer. soc. oec.; Salisburgo: Dr. phil. fac. theol.) sia con altre pubblicazioni, sia, chiaramente, anche attraverso riconoscimenti ecclesiastici (prelato) e statali. Nel 1961 diventò membro dell'Accademia Austriaca delle Scienze e nel 1980 ottenne il Premio del cardinale Bea dalla Fondazione Internazionale Humanum.77 La sua personalità è comprensibile pienamente soltanto se viene letta non dimenticando il duplice aspetto di scienziato e di prete che come tale ha partecipato alla vita dell'uomo comune e reale con il quale ha avuto contatti nonostante la sua vita ritirata e all'insegna della povertà. Traeva grande soddisfazione nel vedere le sue opere tradotte in altre lingue.78 Messner concepisce la sua opera come somma, specialmente il suo Naturrecht (= il libro "Diritto naturale").79 Il significato centrale nell'opera di Messner resta sempre il pensiero di ordine. Dopo la guerra il suo influsso80 nella politica (soprattutto nell'ambito dei democratico-cristiani) ebbe certamente un modo più silenzioso. Il suo ampio lavoro scientifico rimase come riferimento oggettivo per tanti uomini politici con attenzione per il sociale. Il 12 febbraio 1984 morì a Vienna e fu sepolto a Schwaz.
Excursus: Lo sviluppo della sua posizione sul corporativismo
Messner conserva l'idea dell'ordine corporativo, usando però anche una nuova terminologia per definirlo come, per esempio, "democrazia sociale". Lo sviluppo va oltre la diversa denominazione - Messner sottolinea più chiaramente quali siano i fattori storici attivi nel formare un ordine giusnaturalista della società. Naturalmente risultano anche altri accenni concernenti i partiti politici e il sindacato obbligatoriamente unico81 - il pluralismo sociale (di cui parlava Messner già prima della guerra mondiale) viene espresso più chiaramente. Siccome nell'intera essenza dell'ordine corporativo risiede sempre la via preindicata dalla lotta di classe alla cooperazione tra le parti sociali (Sozialpartnerschaft) a tutti i livelli (dell'economia politica, dei singoli settori economici e delle imprese), Messner deduce che: "L'ordine corporativo sarebbe il sistema della cooperazione completa delle parti sociali."82 Sulla base dell'enciclica di B. GIOVANNI XXIII, Mater et magistra (1961)83, Messner poté, ancora nel 196484, sottolineare la posizione non indebolita dell'ordine corporativo nella dottrina sociale cattolica. Più tardi, il magistero sociale della Chiesa sembra aver perso una certa preferenza per le corporazioni. Rimangono tuttavia i princípi85 del bene comune, della sussidiarietà e della parità, che in parte e di fatto sono stati realizzati senza l'ausilio delle corporazioni in senso stretto. Così Messner rimane il grande teorico della Sozialpartnerschaft, della parità sociale tra lavoratori e imprenditori in senso generale che, almeno in Austria, porta a un grande pace sociale. Messner ha fatto emergere la relazione mentale tra ordine corporativo e totale cooperazione delle parti sociali: idea sempre inclusa nella sua concezione di ordine corporativo. Secondo Messner, la piena realizzazione di quest'ordine avrebbe evitato anche la crisi della cultura, avrebbe rinnovato l'etica della professione. In contrasto con teorie sociali "romantiche" Messner non limita la possibilità di un senso creativo del lavoro professionale soltanto alle situazioni del mestiere e del piccolo contadino.86 Sempre gli interessa la realizzazione dei diritti dei lavoratori attraverso la corresponsabilità e la co-determinazione del processo di lavoro.
II LA TEORIA DEL DIRITTO NATURALE IN JOHANNES MESSNER
II.1 La natura dell'essere umano
L'oggetto della scienza del diritto naturale è l'ordine della società come quintessenza di diritti e di obblighi nei rapporti interpersonali. Sembra allora necessario cominciare la ricerca partendo dalla società come tale: anche perché il bene della società possiede un tale primato da pretendere, in caso di necessità, il sacrificio della vita del singolo. Di conseguenza, però, nei riguardi della società, la scienza nota subito che tutto l'essere sociale dipende dagli uomini che formano la società. Si arriva dunque alla domanda: Che cos'è l'uomo? Inoltre, ogni dottrina sociale e ogni etica sociale ha la sua concezione dell'uomo (di cui deve essere cosciente). Perciò Johannes Messner - anche se trova possibile la partenza sia dall'uomo sia dalla società - opta per la concezione dell'uomo che lo vede come fondamento di tutta la ricerca sulla società e sull'etica sociale.87
La dottrina sociale dell'individualismo parte dall'uomo singolo, inteso come essere che esiste in sé stesso, finito e compiuto, che ha un valore fondato pienamente in sé stesso, ma non arriva mai veramente alla concezione della società come realtà possedente un essere, fine e valore sempre sovraindividuali. Per contro, la dottrina sociale di tutte le forme del collettivismo parte dall'essere della società quale valore assolutamente primario, ma non riesce mai ad arrivare alla realtà intera della persona umana con i suoi fini sovrasociali e con il suo rango di valore anche sovrasociale. Né il sistema di valori individualistici né il sistema di valori collettivistici e neanche le corrispondenti ideologie liberalistiche oppure socialistiche sono mai stati realizzati pienamente nella prassi sociale. E in realtà non possono mai riuscire pienamente, perché "la natura umana non lo permette"88. Ma questo, da parte di Messner, non significa condannare indistintamente tutti i successi e gli sforzi positivi dei diversi movimenti influenzati dalle diverse ideologie.
Messner stesso sottolinea subito che la sua dottrina dell'uomo e i conseguenti princípi etici non vengono dedotti da alcuni concetti, ma vogliono essere evinti da un'analisi della realtà e dell'esperienza. Tanti capitoli del suo Naturrecht sono dedicati a questo scopo. Prima di provare questo metodo e i suoi risultati, Messner si dichiara figlio della tradizione di un umanesimo cristiano.89 Questo si fonda sulla dottrina tradizionale del diritto naturale a partire da S. Agostino sui fatti e comprensioni (Einsichten) seguenti:
Dall'antropologia empirica ci vengono due comprensioni: primo, che l'uomo corporalmente è vicino al regno animale, ma che nonostante ciò tutte le "razze" umane sono incrociabili. Secondo, che l'uomo è un essere dotato di ragione (-> homo faber, animal rationale, homo sapiens) distinguendosi così dal mondo degli animali.
Dall'antropologia metafisica ci vengono: primo, la conoscenza che l'uomo possiede un'anima spirituale, secondo, che in conseguenza della sua natura corporea-spirituale l'uomo è sempre un essere sociale, può trovare cioè il suo pieno sviluppo soltanto nella società. Secondo quest'antropologia l'anima umana, al contrario dell'anima animale, è di essenza spirituale, autonoma e immortale ed è anche la sede della ragione. Da questo segue la differenza essenziale (= dualismo) tra corpo e anima: il corpo è di essenza materiale, mentre l'anima è di essenza spirituale, e nessun componente può essere dedotto dall'altro. Ambedue formano la natura umana come unità essenziale in cui, però, l'anima spirituale è il principio degli atti specificamente umani, condizionati cioè dall'autodeterminazione di essere razionale. Grazie alla ragione e all'autodeterminazione (= libero arbitrio), l'uomo è persona il cui sviluppo pieno è condizionato del tutto socialmente.
Dall'antropologia cristiana, la dottrina tradizionale di diritto naturale fa scaturire la certezza definitiva, concernente le conoscenze summenzionate dell'antropologia empirica e metafisica. Così si collegano due conoscenze importantissime per la dottrina sociale. La prima si riferisce al peccato originale, essendo la ragione sia della capacità umana di sbagliare sia della perversione della volontà. Si ha così anche una causa per tutti gli sviluppi sbagliati degli ordini della vita sociale (-> la questione sociale!). La seconda conoscenza riguarda l'entrata di Dio stesso nel mondo. Attraverso l'assunzione della natura umana da parte di Dio si conferma l'essere ad imaginem Dei (Gottesebenbildlichkeit) scritto nell'anima dell'uomo; attraverso la redenzione fa la natura umana partecipare alla filiazione divina, almeno nel senso di vocazione. Così Dio testimonia che la dignità della persona umana trascende ogni valore terrestre, trascende quindi anche la società, la nazione, la razza, il mondo intero.
"Riconosciamo la natura delle cose dai loro modi d'effettuarsi."90 Così scrive Messner nello spirito di S. Tommaso. Per accertare dunque la natura dell'uomo e le sue leggi di comportamento essenzialmente proprie, può, e deve, servire soprattutto questa via di analisi delle forze, delle inclinazioni/degli istinti (Triebe) e degli impulsi (Antriebe) che si trovano operando efficacemente nell'uomo. A prima vista ci si offrono:91 l'impulso di autoconservazione, l'impulso di alimentazione, l'impulso di assicurarsi il sostentamento, la cura per il futuro, l'impulso sessuale, l'amore dei genitori ai loro bambini, l'impulso alla vita di famiglia, l'impulso alla socializzazione (Trieb zur Gesellung), l'impulso all'allargamento di esperienza e di conoscenza, l'impulso al bello, la richiesta di rispetto da parte degli altri, l'impulso ad un rapporto ordinato con l'essere altissimo (höchstes Wesen), e infine l'impulso alla felicità, comprensivo questo dei fini specifici di tutti i precedenti.
II.2 La legge naturale
II.2.1 Introduzione
Alcuni dei predetti impulsi sono comuni con l'animale. Si vede però subito che soltanto l'uomo può esserne cosciente e comprendere il nesso tra i suoi impulsi e i fini insiti negli stessi impulsi. L'uomo sa, per esempio, che l'impulso di nutrizione serve al mantenimento della vita e della salute dell'individuo. Inoltre è cosciente, che, almeno parzialmente, dipende dalla sua facoltà di autodeterminazione che quei fini vengano rispettati tramite la soddisfazione dello stesso impulso. Con l'ugual certezza sa che questo si adempie soltanto se viene rispettata la giusta misura. Mangiare e bere troppo crea disturbi all'adempimento di compiti, agisce contro la responsabilità annessa alla natura razionale, agisce perciò in modo non degno dell'uomo, cioè "untermenschlich"92, come Messner scrive. Ma l'uomo è cosciente anche dell'impulso interno, della coercizione, dell'obbligo di agire in armonia con questa responsabilità. E finalmente l'uomo riconosce subito l'altro uomo come tale, con la stessa natura razionale, e riconosce certi comportamenti pretesi nei propri e altrui confronti.
Nell'ambito della natura dell'uomo Messner osserva così inclinazioni impulsive (Triebanlagen) sia spirituali sia corporali. Non "abbiamo nessun motivo per non considerare l'efficacia delle stesse come l'efficacia della legge naturale nell'uomo"93, anche se è vero, che il modo di detta efficacia non è lo stesso che nella natura non-razionale. La natura ha una sua efficacia, sempre propria, negli esseri inanimati, negli esseri vegetali e negli esseri animali. Allora, c'è un modo proprio d'effettuarsi anche nell'uomo. Il punto di osservazione per comprendere la natura umana è chiaramente la sua ragione. L'oggetto della ricerca sulla legge naturale dell'uomo sarà pertanto il comportamento specificamente umano perché condizionato dalla sua natura razionale, condizionato dalla sua autodeterminazione nonché dalla sua responsabilità in quanto essere razionale.
Tutti i sistemi etici concordano dicendo che la conoscenza del bene e del male, la coscienza dell'obbligo e della responsabilità, la coscienza in senso proprio, sono esperienze morali date di fatto (sittliche Erfahrungsgegebenheiten), le grandi differenze sorgono nella ricerca della spiegazione della loro origine, della loro essenza e della causa del dovere morale. A questo proposito Messner segue principalmente la linea dell'etica giusnaturalistica tradizionale, che viene da Platone e Aristotele, che, sviluppato ulteriormente da S. Agostino e da S. Tommaso94 raggiunse un secondo culmine con famosi studiosi spagnoli, quali Francisco di Vitoria e Suarez del Cinquecento e del Seicento. Ma non mancano riserve critiche di Messner nei confronti della dottrina tradizionale95 i cui fondamenti vengono fissati e definiti meglio proprio in seguito e grazie alle sue critiche. Messner spera di poter aprire così nuovi orizzonti che servano alla società moderna. Secondo lui, la dottrina tradizionale gode del grande vantaggio che in essa si trovano gli sforzi del pensare di più di duemila anni, inoltre non esiste sistema più autocritico della dottrina tradizionale del diritto naturale. Tutte le questioni fondamentali dell'etica, oppure della filosofia morale, vengono trattate profondamente nel primo libro della sua Kulturethik ("Etica della cultura"), cioè nella Prinzipienethik ("Etica dei princípi"), mentre nel suo Naturrecht vengono trattate nella misura necessaria alla fondazione dell'etica giusnaturalistica e dell'etica sociale.96
Innanzitutto ogni etica parte dal fatto fondamentale dell'esperienza morale, cioè dalla coscienza del bene e del male. Col pieno uso della ragione l'uomo sa che l'assassinare la madre o il fratello, con lo scopo di riceverne i beni è cattivo, e per questo non va fatto. Il conseguente imperativo generale "Evita il male, fai il bene" (Meide das Böse, tue das Gute) è dunque una pretesa assoluta e mai condizionata. Grazie alla coscienza (in senso proprio) ognuno conosce questo imperativo morale. A questo sapere sono collegati princípi fondamentali del comportamento specificamente umano - anche questi sono assodati tra le scuole dell'etica: "conserva moderazione, comportati in modo umanamente degno" (bewahre Mäßigung, verhalte dich menschenwürdig); "non fare ad altri ciò che tu non vuoi che ti venga fatto" (= regola aurea - tue anderen nicht, was du nicht willst, daß sie dir tun); "dai a ognuno il suo" (giustizia - gib jedem das Seine); "non ripagare il bene con il male" (gratitudine - vergilt Gutes nicht mit Bösem), "tieni la parola data" (fedeltà - halte das gegebene Wort); "obbedisci all'autorità legittima" (gehorche der rechtmäßigen Obrigkeit). Questi sono i princípi morali immediatamente riconoscibili. Si chiamano princípi in quanto verità su comportamenti obbligatori, si chiamano immediatamente riconoscibili perché sono in se stessi certi e perciò riconosciuti come universalmente validi. Obbligatorio è un comportamento quale pretesa assoluta per l'autodeterminazione, una pretesa che resta ferma indipendentemente dalla volontà discrezionale. L'uomo trova tutti questi aspetti più direttamente nella sua coscienza con il suo giudizio prima o dopo una decisione morale.
Nascono così tre questioni fondamentali: la questione del fondamento, dell'essenza e del criterio del morale. Il fondamento e l'essenza non possono essere tralasciati da nessun sistema di etica, a meno che non voglia perdere l'accertamento necessario circa il nesso di fondazione per le esperienze date di fatto nel suo ambito. Secondo Messner, la via naturale per l'accesso a queste domande fondamentali sembra trovarsi in S. Tommaso. Il bene morale non può essere altro che una specie del bene visto secondo il suo concetto generale. Allora, quando chiamiamo le cose "buone" e quando "cattive"? Un cavallo è buono se il suo organismo funziona correttamente sotto tutti gli aspetti. Ovviamente questo è vero se la sua natura adempie i fini insiti nelle sue funzioni. Si considerino, ad esempio, il suo apparato digerente, la vista etc. Possiamo dunque dire subito che il bene per eccellenza è la perfezione conforme alla cosa considerata. E perciò il bene specificamente umano va cercato nella perfezione essenziale dell'uomo (wesenhaften Vollkommenheit). Per evitare malintesi, Messner vuole usare al posto della parola "perfezione" (Vollkommenheit), spesso intesa nel senso moralistico, la parola "realtà piena" (Vollwirklichkeit) dell'essere umano oppure l' "essere pieno-umano" (vollmenschliches Sein), parole, queste ultime, che vengono più facilmente e correttamente intese nel senso ontologico. Il bene è un modo d'essere e perciò una qualità di genere particolare.97
Il presupposto della realtà piena propria alla natura umana va cercato nella ragione dell'uomo: altrimenti uno storpio sarebbe un uomo cattivo cosa che viene respinta subito dalla nostra coscienza. È la ragione, in cui, e attraverso cui, l'uomo è "uomo pieno" secondo le pretese della realtà piena della sua natura. Ma l'uomo non è costretto inevitabilmente ad un comportamento secondo queste pretese. L'uomo può per esempio agire contro il suo istinto di autoconservazione e liberamente suicidarsi, mentre l'animale non lo può perché i suoi istinti lo costringono al comportamento preteso dalla sua natura. Questa facoltà propria dell'uomo all'autodeterminazione è dunque la ragione della responsabilità dell'uomo nel suo comportamento, è la ragione propria perché ve ne nasce il fenomeno del morale nell'uomo. L'analisi della natura umana da parte di Messner mostra che l'essere pieno-reale dell'uomo non si fonda su un'automaticità degli istinti, ma sull'efficacia della ragione, senza la quale non esiste né il comportamento specificamente umano, né il bene specificamente umano.
II.2.2
Il criterio di moralità: i fini
"esistenziali"
(existentielle Zwecke)
II.2.2.1 Uno sguardo generale
Secondo Messner la ragione umana è anche capace di comprendere il modo giusto di effettuarsi degli impulsi, che sottostanno all'autodeterminazione umana, perché la ragione può anche riconoscere i fini insiti negli impulsi stessi della natura umana: serve all'uomo non soltanto l'esperienza esterna, ma anche quella interna, e servono soprattutto la capacità e la costrizione di riflettere su queste esperienze, di pensarle e di giudicarle. Questa facoltà di comprendere la sua propria natura concernente i fini insiti sia negli impulsi corporali, sia negli impulsi spirituali, è possibile soltanto per un essere spiritualmente dotato.
Messner dichiara di usare la parola "Trieb" (inclinazione / impulso / istinto) sia per gli impulsi spirituali sia per gli impulsi corporali, riferendosi di nuovo ad un passo di S. Tommaso: "secundum igitur ordinem inclinationum naturalium est ordo praeceptorum legis naturalis"98. L'espressione Trieb è scelta anche a causa dell'uso frequente che ne fanno la psicologia e la sociologia moderna che denominano così le inclinazioni istintive (Triebanlagen) sia fisiche sia psichiche. Messner spiega che l'espressione scelta non ha niente a che fare con l'istinto o con un restringimento a quell'ambito della natura umana che si sottrae od oppone alla ragione. Dalle "Triebanlagen" (inclinazioni impulsive) comprese nel senso di Messner si devono distinguere anche le "Triebregungen" (moti o impulsi in senso stretto) e "Triebneigungen" (tendenze o inclinazioni in senso stretto), le quali possono o meno stare in armonia con i fini insiti negli impulsi compresi nel senso di Messner.
Il comportamento che si pretende dall'uomo attraverso la realtà piena della sua natura si determina secondo i fini preindicati negli impulsi spirituali e corporali della sua natura, detto brevemente, si determina secondo la "giustezza dei fini" (Zweckrichtigkeit). Poiché tutto questo è condizionato dalla sua cognizione razionale e dalla sua volontà razionale (autodeterminazione), il comportamento preteso dalla sua realtà piena riceve per l'uomo il carattere morale. Dunque: "La moralità consiste nella concordanza del comportamento dell'uomo con i fini preindicati negli impulsi corporali e spirituali della sua natura, oppure brevemente, consiste nella 'giustezza degli impulsi'."99 Con Aristotele si può anche dire "impulso giusto" e con l'etica giusnaturalistica tradizionale "ragione retta" o "giustezza della ragione" (recta ratio). Comunque, la moralità consiste così nella giustezza di natura e perciò nell'ambito sociale nella "giustezza della cosa" (giustezza nell'ambito specifico - Sachrichtigkeit). Poiché questi preindicati fini degli impulsi vanno sempre realizzati nell'autodeterminazione (libertà) nelle date circostanze, e anche poiché gli stessi fini condizionano così la caratteristica dell'esistenza umana, Messner li chiama fini esistenziali (existentielle Zwecke)100, il che sarà un concetto fondamentale per la sua etica.
Messner ci dà un primo sguardo generale su questi fini esistenziali:
L'autoconservazione, incluse l'integrità corporale (körperliche Unversehrtheit) e la stima sociale (l'onore personale); l'autoperfezione dell'uomo in senso fisico e spirituale (sviluppo della personalità), incluse la formazione delle sue capacità per migliorare le sue condizioni di vita e anche la cura per il suo benessere economico attraverso l'assicurazione della proprietà o del reddito necessario; l'allargamento dell'esperienza, della conoscenza e della capacità d'assumere i valori del bello; la riproduzione attraverso l'accoppiamento e l'educazione dei bambini; la partecipazione benevola (wohlwollende Anteilnahme) al benessere spirituale e materiale dei simili quali esseri umani di ugual valore; il collegamento sociale (gesellschaftliche Verbindung) per sostenere il bene comune, che consiste nell'assicurazione di pace e di ordine nonché nella possibilità (Ermöglichung) dell'essere pieno-umano per tutti i membri della società con la proporzionale partecipazione alla pienezza disponibile dei beni; la conoscenza e la venerazione di Dio, nonché l'adempimento finale della vocazione dell'uomo attraverso l'unione con Lui.
È questo un passo argomentativo che dovrebbe dimostrare la concordanza tra la sua definizione di moralità e l'esperienza umana più generale e più sicura. Ad eccezione dell'ultimo fine esistenziale ricordato, secondo Messner, tutti gli altri trovano certamente consenso generale. Ciò prova che la coscienza morale, pienamente sviluppata, del singolo uomo si vede rimandata ai fini esistenziali, che trova preindicati nella natura umana. È una prova importante che dimostra che il principio del morale corrisponde alla realtà. Un'ulteriore prova è che la correttezza o la perversione nel funzionamento di sistemi sociali o di istituzioni sociali normalmente vengano giudicate secondo l'insieme di questi fini esistenziali. - A differenza di questioni singole del comportamento morale, nelle questioni fondamentali nessuna ricerca biologica o psicologica di scienze naturali può aiutare l'etica, perché in tali questioni si tratta della natura umana come costituzione di impulsi (Triebkonstitution) e del rapporto tra impulso e il fine dell'impulso come struttura di impulsi.
II.2.2.2 Ragioni determinanti per usare questo concetto
Vediamo ancora altre ragioni o spiegazioni più dettagliate, che hanno portato Messner ad usare il concetto di "fini esistenziali":101
1. Messner fa riferimento al suo soggiorno, inizialmente forzato, in Inghilterra. Il modo consueto di fondare metafisicamente l'etica e la filosofia di diritto era estraneo al pensiero anglosassone. Allo stesso tempo (durante la seconda guerra mondiale) a Messner sorprendeva la vasta letteratura sulle scienze empiriche moderne. Così Messner vide posta nuovamente la domanda sulla natura dell'uomo. E a causa della sua convinzione conseguentemente più forte, che, sondando la natura umana, per quanto possibile debba parlare l'esperienza stessa, ha scelto questa terminologia per indicare che non c'è bisogno di addentrarsi nelle tante questioni metafisiche che sono collegate con il "fine ultimo" e con la "legge eterna". Dunque, con questo nuovo concetto Messner vuole fertilizzare la tradizione giusnaturalistica con il suo tesoro di un pensiero veramente "esistenziale" per il pensiero empirico d'oggi.
2. I fini (metodologicamente) presi dalla costituzione di impulsi e dalla struttura di impulsi della natura umana sono i fini vitali essenziali ("wesenhafte" Lebenszwecke). Il concetto di fini vitali essenziali, che venne usato da Messner ancora nella sua Kulturethik102, non gli sembrava sufficiente in un certo senso, visti i nuovi compiti di una moderna etica di diritto naturale e vista anche la concezione dell'uomo della dottrina giusnaturalistica moderna, sottolineando troppo l'uomo quale animal rationale, cioè quale essere razionale astratto con il simultaneo restringimento del diritto naturale soltanto all'apriori etico-giuridico della ragione. Infatti, però, l'uomo deve realizzare l'ordine essenziale della natura non soltanto come essere razionale astratto, ma anche come essere storico concreto. Questo condizionamento dell'esistenza umana certo venne sempre sottolineato dalla dottrina tradizionale di diritto naturale, ma la sua portata non venne sempre singolarmente studiata a fondo. Esattamente a questo accento importante serve il concetto dei fini esistenziali.
3. Il concetto dei fini esistenziali è chiaramente riferito alla natura umana intera e all'ordine dell'essere, sia ontologico-generale sia storicamente improntato e determinante per i comportamenti umani. Così il nuovo concetto sottolinea contemporaneamente la "natura di cosa" (natura dell'ambito specifico - Sachnatur) dell'ordine di diritto naturale accanto all'apriori della ragione - il concetto della "natura della cosa" (Natur der Sache) riceve di nuovo la sua posizione chiave per la concreta dottrina giusnaturalistica. Così in base alla situazione esistenziale stessa dell'uomo si può mostrare la maniera d'esser determinati da veri contenuti dei princípi giusnaturalistici.
4. Il concetto sottolinea inoltre i compiti particolari d'oggi dell'etica giusnaturalistica. Essa può soltanto elaborare l'ordine naturale dei diversi ambiti della vita sociale ricorrendo sempre alle conoscenze assicurate dalle diverse scienze sull'uomo, specialmente delle scienze sociali, e anche strettamente collaborando con esse. Altrimenti si creano soltanto luoghi comuni senza attualità concreta. Messner vuole arrivare molto vicino ai problemi concreti, cioè alle pretese concrete dell'ordine naturale etico-giuridico nei diversi campi della vita sociale davanti alla realtà sociale d'oggi.
5. Con il concetto scelto rimane nel cent